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MANOVRA/ Napolitano: approvare rapidamente. Feste laiche: salve

Pubblicazione:sabato 3 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:sabato 3 settembre 2011, 10.04

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Napolitano interviene sulla manovra finanziaria. Durante il suo discorso al Forum Ambrosetti a Cernobbio ha individuato le cause dello stallo attuale. Secondo il capo dello Stato il nostro Paese, in passato, è stato in grado di compiere passi coraggiosi, come l’uscita dalla divisa nazionale per entrare nell’euro. Tuttavia, ha rilevato come non si sia affrontata in tempo la questione del vincolo del bilancio, «che doveva essere allentato e sciolto dell'indebitamento pubblico». Ora, ha aggiunto, ci troviamo gravati da un debito che mette a rischio la nostra salute economica. Il presidente ha garantito che l’Italia attuerà tutti i provvedimenti che l’Europa ci chiede, sottolineando, tuttavia, che è solamente in ossequio alle sue richieste che saranno espletati e non «in obbedienza a particolari imposizioni dall'esterno». Ribadendo come il varo repentino della manovra rappresenti il banco di prova della politica, ha spiegato che l’operazione è necessaria, quantomeno, per lo sviluppo dell'Europa e che serve approvarla ben prima della scadenza naturale del decreto, a 60 giorni dalla sua emanazione. Tra le priorità individuate, in sede europea, il rafforzamento dell’Euro e l’auspicio che, entro lo scadere del semestre di presidenza polacca venga attuato il pacchetto di governance economica. Infine, sibillino, ha fatto sapere che «finché c'è un governo che ha la fiducia del Parlamento, comunque agisca, io non posso sovrappormi non solo di fatto, ma nemmeno con l'idea di un governo diverso». Nel frattempo, dalla manovra emergono le ennesime novità: scomparse le feste patronali, che vengono accorpate alla domenica, grazie ad un emendamento del Pd la Commissione Bilancio del Senato ha deciso di mantenere in vita quelle laiche. Fuori i santi, dentro il Primo Maggio, 25 aprile e 2 giugno. L’unica a salvarsi è quella di Roma, dei Santi Pietro e Paolo. Non è stato possibile eliminarla perché prevista dal Concordato. Restano esclusi, poi, dalla soppressione, come inizialmente previsto dalla norma che riguarda tutte le istituzioni con meno di 70 dipendenti, i mini enti della cultura e della ricerca come l’Accademia della Crusca e l’Accademia dei Lincei. 


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