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LEGA NORD/ 2. Chi sarà il successore di Umberto Bossi?

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Bossi e Maroni (Foto Ansa)  Bossi e Maroni (Foto Ansa)

Sull'asse di ferro Bossi-Berlusconi c'è un aspetto umano, molto nobile che si deve rispettare e di cui non è giusto parlare. Ridurre questa reale amicizia alle vicende amare della banca leghista sarebbe un grave errore.
Tuttavia, resta il dato di fatto politico. La compattezza leghista, un classico degli anni Novanta, pur tra espulsioni ed epurazioni, non regge più. Bossi può restare ancora in sella in questi mesi e per questi anni, ma la sua leadership non è più una “parola d'ordine” come ai tempi d'oro.
Sulla Lega piovono strali di ogni tipo, da quelli del Presidente Giorgio Napolitano, a quelli dei partiti d'opposizione (che si rendono conto che l'asse Bossi-Berlusconi non si incrina), a quelli della stessa opinione pubblica del Nord che aveva visto nella “questione settentrionale” un tema importante da sostenere e affrontare. Difficile fare pronostici per il futuro. Può anche darsi che la cosiddetta crisi del debito che sta investendo i Paesi occidentali, con l'Italia in mezzo, stia portando al capolinea una classe politica che si autodefiniva nuova e non trascurava il retroterra dell'antipolitica. Se per caso fosse così, non c'è successione possibile. Il cambiamento sarebbe radicale e senza Bossi, da una parte, e senza Berlusconi, dall'altra ci si dovrà rassegnare a una nuova e altra politica.
Pensare a “piccoli” Bossi e a “piccoli” Berlusconi appare solo come un'illusione.
Precisazione finale: questo discorso non vale solo per i due leader di maggioranza. Vale anche per la complicata e variegata opposizione al centrodestra. In definitiva, per tornare alla Lega, l'impressione più fondata è che a Bossi, nella Lega, malgrado gli attuali dissensi, non succederà nessuno. Per una prospettiva lunga, almeno.



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