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Politica

PADANIA/ Napolitano: non c'è spazio per la secessione, il popolo padano non esiste

Nel discorso tenuto all'Università Federico II, Giorgio Napolitano attacca la Lega, dichiarando che non c’è spazio per una via democratica alla secessione e che il popolo padano non esiste

Napolitano e Bossi (Ansa)Napolitano e Bossi (Ansa)

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato a lungo oggi pomeriggio a Napoli, in un’aula della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II: davanti a docenti e studenti dell’ateneo, il Capo dello Stato ha attraversato nel suo discorso le tappe fondamentali della storia d’Italia, nel 150esimo anniversario dell’Unità, ma riferendosi al presente è chiaro e deciso: «Nell’ambito della Costituzione e delle leggi non c’è spazio per una via democratica alla secessione. La sovranità appartiene al popolo e non c’è un popolo padano». Napolitano ha infatti definito lecita ogni eventuale discussione su riforme istituzionali, purché « se ne discuta a livello parlamentare e con una rappresentanza delle Regioni». Però, «la propaganda, le chiacchiere, lo sventolio di bandiere» non significa secessione per cui, continua il presidente della Repubblica, «non c’è una via democratica». E riguardo agli annuali raduni leghisti a Pontida, Napolitano indirettamente commenta che «si può strillare in un prato ma non si può cambiare il corso della storia», e ha voluto anche ricordare che «nel '43-'44 l'appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile». Secondo il Capo dello Stato, il sistema elettorale attuale avrebbe «rotto il rapporto di responsabilità tra elettore ed eletto» e proprio per questo ha parlato di una opportunità di una nuova legge per scegliere i rappresentanti del popolo in Parlamento: Napolitano ritiene infatti che «forse è maturata già da un pezzo e che si stia andando verso un riconoscimento a cui pochi possono sfuggire della necessità di un meccanismo elettorale che faciliti un ritorno di fiducia. Non voglio idealizzare o idoleggiare i modelli del passato, perché sappiamo quanto la pratica delle preferenze grondasse di negatività ma era una forma di collegamento più diretto». Tra gli altri temi affrontati, anche quello delle pari opportunità, in cui «sono stati fatti grandi passi avanti, ma sono rimasti squilibri molto grandi tra gli uomini e le donne. Il campo in cui è più sottovalutata la presenza femminile è la politica e le istituzioni e su questo non ci sono dubbi».