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SCENARIO/ Sapelli: c’è chi vuole l’Italia in crisi per fare un governo tecnico

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Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)

Berlusconi è stato un grande politico fino a quando ha avuto la capacità di fare aggregazione intorno a sé. Oggi è costretto a compensare le istanze centrifughe attraverso una politica di condiscendenza verso interessi locali che fanno numero, ma non fanno politica.

Nella dialettica che lo oppone a Tremonti chi o che cosa prevarrà? La spesa o il rigore?

Prevarrà la spesa. La cosa più preoccupante è che le istituzioni europee abbiano perso fiducia anche in Tremonti: un ministro dell’Economia che in due mesi non riesce ad imporsi, e che per di più fa riferimento ad una forza politica contraria all’aumento dell’età pensionabile e già proiettata verso il dopo Berlusconi, non è più autorevole. Per certi versi ora Berlusconi è divenuto più affidabile di Tremonti.

Intanto a Cernobbio Alessandro Profumo si è candidato ministro.

Vi vedo un episodio del tentativo in corso di dare una svolta alla politica italiana seppellendo definitivamente la democrazia basata sui partiti. Si vuole sostituirla con un apparato poliarchico, non più democratico, fondato sulla rappresentanza tecnocratica di interessi economici.

Domanda spontanea: ministro di quale governo?

Mi pare che le persone che lo candidano siano le stesse che vogliono Prodi presidente della Repubblica e Montezemolo capo del governo. Forze che rappresentano ciò che rimane di quel «piccolo» establishment dell’industria della finanza che non ne può più di Berlusconi, e che al tempo stesso è ostile ad una ricostruzione della politica di ispirazione popolare.

È questa secondo lei il male profondo della crisi italiana?

Certamente. Ci si illude che la soluzione possa avvenire attraverso lo sgretolamento definitivo dei partiti: «basta coi partiti, viva un governo tecnico». Ma un governo tecnico in Italia lo abbiamo già avuto, e non mi pare che ne siamo usciti bene. In fondo le radici di questa crisi sono proprio in quel governo.

Di chi stiamo parlando?



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COMMENTI
06/09/2011 - e chi ha iniziato il risanamento dei conti? (Enrico Quaini)

Vorrei solo ricordare al professor Sapelli che il risanamento dei conti pubblici è iniziato nel "drammatico" 1992 con il governo Amato, con il governo Ciampi (appunto!) e con Dini. Il breve primo governo Berlusconi ha interrotto il processo che poi ha ripreso con Prodi, ed ha portato all'ingresso dell'Italia nell'euro. E' solo sotto l'"imposizione" dell'Europa che l'Italia fa quello che deve fare (vero, Professor Pelanda?).

 
06/09/2011 - governo tecnico (maria schepis)

Le opinioni del Prof. Sapelli sono perfettamente condivisibili e ciò le rende ancora più inquietanti. Il momento è durissimo e sulle nostre teste s'intrecciano grossi interessi internazionali. La riforma confusa e affrettata che si sta mettendo in atto evidenzia come non ci sia alcuna intenzione di toccare i mega capitali e s'insiste su suluzioni mediocri che colpiscono le categorie socialmente più deboli, le donne e i consumatori (a questo punto solo di generi di prima necessità). Il governo tecnico di cui si discute certo non nascerebbe per traghettare l'Italia in un approdo più tranquillo, dove trovare giustizia, lavoro ed equità fiscale, ma solo per garantire la stabilità monetaria richiesta dalle banche internazionali, vere fautrici dell'Unione Europea, sorta solo con questo intendimento e non, certamente, per fare da contraltare politico alle grandi super potenze (quali sono rimaste?) e neanche per contrastare l'avanzata economica delle "tigri asiatiche". Insomma Italia ed Europa ad appannaggio dei più forti. A proposito di forti, qualcuno mi sa spiegare se anche i santi hanno "Santi" in Paradiso? Sono scomparse le festività dei santi patroni ma San Pietro e Paolo resistono. Forse perché il Parlamento ha sede a Roma e ai nostri parlamentari, tanto affaticati, necessita un altro giorno di vacanza? Mi va di scherzare, tasseranno anche questo?