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SCENARIO/ Sapelli: c’è chi vuole l’Italia in crisi per fare un governo tecnico

Il grave quadro economico e l’incapacità di fare la manovra complicano le prospettive del governo, che rischia di essere scalzato da manovre antidemocratiche. GIULIO SAPELLI

Silvio Berlusconi (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)

Il professor Giulio Sapelli, economista, è perentorio. «Penso che i banchieri centrali in queste situazioni devono tacere. Questa dichiarazione fatta a borse aperte è stata di una gravità assoluta, e ha senz’altro incoraggiato le vendite. Non me lo sarei mai aspettato». Sapelli commenta così la notizia di ieri pomeriggio, quando Mario Draghi, governatore di Bankitalia e prossimo presidente della Banca centrale europea, fa sapere che i paesi dell’area euro «non devono dare per scontato» che la Bce compri ancora i loro titoli di debito. Nel frattempo i listini erano in caduta libera. Ieri Milano ha bruciato 16 miliardi (Piazza Affari -4,83%), mentre lo spread tra il bund tedesco e i Btp italiani è volato a 370 punti. Nuove cifre record che fanno tremare i polsi. «È vero: questo governo non ispira fiducia» continua Sapelli «però il Belgio, che da mesi non ha un governo e ha pure lui un debito eccezionale, cresce a tassi promettenti».

Ma il Belgio non è l’Italia.

Vero. Ma ciò che i mercati colpiscono non è il debito pubblico, è l’assenza di prospettive di crescita. E i paesi che non crescono, come l’Italia, finiscono nel mirino dell’oligopolio finanziario mondiale, che sono poi le grandi banche internazionali.

Per quali ragioni il governo non ha saputo dare un’impronta politica ed economica forte alla manovra?

Una manovra economica è sempre il prodotto di una sintesi tra diversi interessi. Una politica fondata su partiti deboli - ma su sistemi di interesse fortissimi, perché radicati in una società civile che si è ormai impadronita della politica e l’ha piegata ai suoi fini - impedisce la sintesi. Non si riesce a trovare alcun buon compromesso, e tutto è scontro di potentati, di cacicchi, di personale politico che rappresenta l’elettore ma che non si distacca da esso e non sa più interpretare interessi generali.

In serata il presidente Napolitano ha sollecitato «misure più efficaci».

Il colmo è che il governo non ha neppure il coraggio di chiedere la fiducia. Il capo del governo dovrebbe prendersi la responsabilità di portare in Parlamento una legge sulla quale non si discute. Ci ritroviamo invece alla mercé di interessi collusivi e di veti fortissimi.

Ma Berlusconi ha ancora in mano la maggioranza o è definitivamente logorato?


COMMENTI
06/09/2011 - e chi ha iniziato il risanamento dei conti? (Enrico Quaini)

Vorrei solo ricordare al professor Sapelli che il risanamento dei conti pubblici è iniziato nel "drammatico" 1992 con il governo Amato, con il governo Ciampi (appunto!) e con Dini. Il breve primo governo Berlusconi ha interrotto il processo che poi ha ripreso con Prodi, ed ha portato all'ingresso dell'Italia nell'euro. E' solo sotto l'"imposizione" dell'Europa che l'Italia fa quello che deve fare (vero, Professor Pelanda?).

 
06/09/2011 - governo tecnico (maria schepis)

Le opinioni del Prof. Sapelli sono perfettamente condivisibili e ciò le rende ancora più inquietanti. Il momento è durissimo e sulle nostre teste s'intrecciano grossi interessi internazionali. La riforma confusa e affrettata che si sta mettendo in atto evidenzia come non ci sia alcuna intenzione di toccare i mega capitali e s'insiste su suluzioni mediocri che colpiscono le categorie socialmente più deboli, le donne e i consumatori (a questo punto solo di generi di prima necessità). Il governo tecnico di cui si discute certo non nascerebbe per traghettare l'Italia in un approdo più tranquillo, dove trovare giustizia, lavoro ed equità fiscale, ma solo per garantire la stabilità monetaria richiesta dalle banche internazionali, vere fautrici dell'Unione Europea, sorta solo con questo intendimento e non, certamente, per fare da contraltare politico alle grandi super potenze (quali sono rimaste?) e neanche per contrastare l'avanzata economica delle "tigri asiatiche". Insomma Italia ed Europa ad appannaggio dei più forti. A proposito di forti, qualcuno mi sa spiegare se anche i santi hanno "Santi" in Paradiso? Sono scomparse le festività dei santi patroni ma San Pietro e Paolo resistono. Forse perché il Parlamento ha sede a Roma e ai nostri parlamentari, tanto affaticati, necessita un altro giorno di vacanza? Mi va di scherzare, tasseranno anche questo?