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SCENARIO/ 1. La manovra conviene anche ai nemici di Berlusconi

Pubblicazione:mercoledì 7 settembre 2011

Foto: Ansa Foto: Ansa

L’operato del governo italiano giustifica il giudizio dei mercati? Guardando alla entità dei risparmi messi sulla carta (17,5 miliardi l’anno prossimo, 43 miliardi nel 2013 e 50 nel 2014) ebbene no. Se si analizzano, invece, gli strumenti con i quali andrebbero realizzati, le cose cambiano. Le risorse previste con la lotta all’evasione sono solo promesse, impegni tutt’al più. Così come i risparmi sui ministeri. Mentre la vicenda delle province mostra che il governo del centrodestra liberale è prigioniero degli apparati burocratico-amministrativi quasi fosse la vecchia Democrazia cristiana. Non parliamo della supertassa che entra e poi esce una infinità di volte, al pari dell’iva, o la trovata di togliere il calcolo del militare e della laurea dalle pensioni di anzianità. Che sono un problema, specifico dell’Italia, ma non si possono affrontare con improvvisate di ferragosto. Se poi si leggono le estemporanee dichiarazioni di ministri ben titolati, allora bisogna dar ragione a chi si disfa dei btp. Quel che non sono riusciti a inventare in questa estate rovente! 

Dunque, siamo alla vigilia di una crisi di governo e magari elezioni anticipate volute dai mercati e sostenute dai loro interlocutori nazionali (banchieri, imprenditori, uomini d’affari, intellighenzia economica)? Il presidente della Repubblica non aprirà crisi al buio e non scioglierà le camere in presenza di una maggioranza, sia pur claudicante. Lo ha detto e lo farà. Niente governi tecnici, anche se la panchina è ormai affollata da riserve della Repubblica. Ma nessuno può giurare sulla tenuta dei ministri Pdl e soprattutto della Lega.

Le elezioni potranno cambiare davvero gli equilibri e creare le condizioni per una svolta? Oggi come oggi no. È chiaro a tutti. Un vero cul de sac. A meno che qualcuno non pensi a una riedizione della solidarietà nazionale, non prima (perché Berlusconi si oppone), ma dopo le elezioni, di fronte a un parlamento frastagliato e senza una maggioranza così chiara e netta da consentire il risanamento. Molto probabilmente è quel che bolle in pentola a Milano e a Roma, prima ancora che a Francoforte o a Londra dove, del resto, non operano mitici gnomi, ma persone normali, con cervelli che funzionano come quelli di tutti gli altri. Prima di partorire scenari futuribili, però, bisogna convincere quegli uomini, uomini qualunque anche se gestiscono miliardi, che l’Italia fa sul serio. In altri termini, questa manovra la deve realizzare fino in fondo il governo Berlusconi. Poi si vedrà. Se non ci riesce, è un fallimento per il paese non solo per il Cavaliere. Con conseguenze che nessuno riuscirà a gestire, né Bersani, né Montezemolo, né Draghi né Mario Monti. 



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