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Politica

MANOVRA/ Antonini: vi spiego come cambiano le province

Il Ddl costituzionale sulla soppressione delle Province consiste in molto più della loro semplice eliminazione. LUCA ANTONINI anticipa come verrà attuata la riforma

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Nel suo nucleo essenziale, l’idea che è ieri confluita nel disegno di legge costituzionale sulla soppressione delle Province e sulle forme di governo di area vasta, ha visto la luce durante l’incontro sul federalismo fiscale al Meeting di Rimini. Si è trattato di una proposta bipartisan, nata all’interno del dialogo tra il ministro Calderoli e l’on. Fassino: conferire alle Regioni la competenza ordinamentale su enti di governo di area vasta destinati a semplificare l’attuale sistema di governo territoriale, realizzando economie di scala e risparmi sui costi politici e amministrativi.  E’ una proposta ragionevole - peraltro assomiglia a quanto proposto dalla Commissione Attali per la Francia: soppressione dei Dipartimenti e assegnazione delle relative competenze ad associazioni di Comuni – che risponde in modo adeguato al divampare del tormentone sull’abolizione delle Province.

Tormentone che assieme ad aspetti di verità ne contiene altri piuttosto ideologici. Basti pensare che la provincia di Milano ha una popolazione (4 ml di ab.) maggiore della regione Calabria (2 ml di ab.); quella di Bergamo (1 ml. di ab.) maggiore dell’Umbria (800.000 ab.). In alcune realtà i Comuni sotto i 1.000 abitanti superano il 50% (ad esempio in Piemonte) per cui la completa soppressione di ogni ente intermedio renderebbe ingestibile il sistema territoriale. Come si può pensare di gestire un sistema territoriale solo nel dialogo tra un comune di poche centinaia di abitanti e la Regione?

Va peraltro precisato che a incendiare la polemica sui costi delle Province non è stata tanto la dimensione della loro spesa: quella del personale politico è meno di 115 milioni di euro all’anno su una spesa provinciale complessiva che è pari a 12 miliardi di euro: 8 investimenti e 4 parte corrente (dato 2008). Ad alimentare la polemica è stata probabilmente l’istituzione delle nuove Province tra il 1992 e il 2005, quando si è passati da 95 (nel 1948 erano 91) a 107. Dentro questa prassi si sono verificate vicende paradossali come quello delle nuove Province sarde: Carbonia Iglesias nel 2007 aveva una spesa di 30 ml di euro ed aveva assorbito nel suo territorio 23 Comuni, prima gravitanti sulla provincia di Cagliari. Quest’ultima avrebbe dovuto diminuire in misura corrispondente le sue spese perché il suo territorio si era ridimensionato. Macché: da 133 ml è passata a 171 ml!


COMMENTI
10/09/2011 - Il Meeting non c'entra! (Giuseppe Crippa)

Se ci sarà un Presidente e/o un eventuale consiglio provinciale eletto dalla popolazione a suffragio universale e diretto avremo ancora un livello decisionale che magari si frapporrà tra i Comuni e le Regioni, con relativi ritardi e mediazioni nei processi decisionali, e soprattutto avremo ancora un ceto politico da mantenere. Non mi pare proprio che Fassino e Calderoli al Meeting abbiano parlato di far eleggere ai cittadini Presidenti e/o eventuali consigli...