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IL PALAZZO/ E se la rottura tra Berlusconi e Bossi fosse solo una finzione?

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Umberto Bossi  Umberto Bossi

E un tipo di atteggiamento simile, nonostante il malumore, che serpeggia un po' ovunque nessuno se la sente di fare. Non di certo Maroni, che è stato spinto da molti in questi mesi a rompere con Bossi, ma alla fine non lo ha mai fatto e, probabilmente, non lo farà mai. Non gli altri rappresentanti di prima fila che, dietro al nome di Bossi, “si piegano sempre”, secondo l'espressione da un illustre ex leghista che è stato anche ministro. La sostanza è che, dietro a un fatto come questo che investe la Lega Nord, si accumulano una sequenza di opinioni e di ipotesi che non tengono conto della autentica realtà della Lega Nord. Se il Pdl è ed è stato un “partito personale”, quello di Silvio Berlusconi, occorre dire, una volta per tutte, che anche la Lega (seppure siano esistiti vari movimenti autonomisti e separatisti) è ed è stato un altro “partito personale", quello di Umberto Bossi. Se si va a riguardare la storia della Lega Nord negli ultimi venti anni, si arriva sempre alla conclusione che quello che decide Bossi, alla fine, diventa una sorta di “legge non scritta”, che va bene per tutti. Così è stato per le scissioni che ci sono state, per le tante fuoruscite, per i “ribaltoni” e i controribaltoni. C'è da scommettere che sarà così anche questa volta. Mentre si parla di un capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni, pronto con altri a votare contro la carcerazione di Cosentino, Bossi si concede battute al vetriolo contro l'esponente politico campano e “promuove” il figlio Renzo, laureando in Economia, a nuovo “guru economico” del partito. Schermaglie, contrapposizioni, bufere localistiche. Ma alla fine si tratta delle gestione di un partito da “seconda repubblica”. Occhio anche a pensare che quello tra Berlusconi e Bossi sia un rapporto finito. In quel mondo, la regola d'oro è il colpo di scena.



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