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MONTI A BERLINO/ Merkel: l’Italia ha fatto molto. Ora ognuno deve fare la sua parte

Pubblicazione:mercoledì 11 gennaio 2012

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In’intervista rilasciata al Die Welt, Mario Monti aveva fatto sapere che l’Italia aveva compiuto il suo dovere. Con la manovra appena varata, per gli italiani si prospettano enormi sacrifici. Ora non gli se ne potranno chiedere altri. E’ giunto il momento, invece, che l’Europa faccia la sua parte. Abbassando, ad esempio, i tassi di interesse. E’ giunto il momento che la faccia anche la Germania. In svariati passaggi dell’intervista, infatti, il premier italiano ha bacchettato i tedeschi. Facendo, ad esempio, presente che se l’Italia, da sempre convinta europeista, si lascerà andare a derive populiste sarà in parte anche per l’intolleranza tedesca al progetto per l’integrazione europea. Ai tedeschi ha, altresì, ricordato che furono loro, nel 2003, a violare le regole del patto di stabilità.

Per loro si chiuse un occhio. Tuttavia, è difficile che un paese pretenda dagli altri il rispetto delle regole se è il primo a violarle. Sembra, in ogni caso, che le parole del professore della Bocconi siano andate a buone fine. La cancelliera tedesca Angela Merkel, infatti, in seguito all’incontro con il presidente del Consiglio italiano, in una conferenza stampa congiunta si è detta convinta del fatto che l’Italia, sul fronte delle riforme, abbia compiuto enormi passi in avanti. Ora è arrivato il momento per tutti i Paesi della zona euro di fare la propria parte per rafforzare la divisa unica. «Abbiamo concordato che Italia, Francia e Germania si trovino il 20 gennaio a Roma  per continuare la collaborazione già avviata», ha aggiunto, rispondendo, così, ad una richiesta avanzata da Monti sul quotidiano tedesco relativa ad un percorso studiato assieme. Precisando che nel processo decisionale gli stati più piccoli non saranno esclusi, ha fatto presente che ciò che occorre, in questo momento, è più europea. Il premier italiano, dal canto suo, ha fatto sapere che il nostro Paese è pronto a fare la sua parte nell’ambito del processo di integrazione europea e che non si possa più considerare «fonte di infezione in Eurolandia».


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