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PROPOSTA ELETTORALE PD/ La riforma elettorale del Partito Democratico

Il Pd è l’unica forza politica ad avere presentato una proposta elettorale autonoma. Lo rivendica una nota del partito dopo la bocciatura del referendum da parte della Corte costituzionale

La Camera dei Deputati (Imagoeconomica) La Camera dei Deputati (Imagoeconomica)

PROPOSTA ELETTORALE PD – Il Pd è l’unica forza politica ad avere presentato una sua proposta elettorale autonoma. Lo rivendica una nota del partito, pubblicata dopo la bocciatura del referendum da parte della Corte costituzionale, in cui si riepilogano i contenuti del progetto di riforma presentato la scorsa primavera. Definita anche modello ungherese, perché sarebbe ispirata al sistema elettorale di Budapest, è appoggiata dai dalemiani ma osteggiata dai veltroniani. Ecco di seguito la proposta di legge elettorale in sette punti presentata dal Pd.

 

1. Un mix per l’assegnazione dei seggi per la Camera dei Deputati, la quale avviene mediante tre diversi “canali”: a) collegi uninominali maggioritari; b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale; c) una quota nazionale di compensazione.

 

2. L’elettore dispone di una sola scheda, su cui vota solo per un candidato di partito in collegi uninominali; il voto, automaticamente, è attribuito anche alla lista del medesimo partito presentata per ciascuna circoscrizione. Nella scheda, accanto al simbolo e al nominativo di ciascun candidato nel collegio uninominale, è presente anche la lista dei candidati concorrenti a livello circoscrizionale.

 

3. Una quota pari al 70% dei seggi in palio (corrispondente a 433 seggi) è attribuita agli eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. E’ eletto al primo turno il candidato che ottiene la metà più uno dei voti validamente espressi; altrimenti si da' luogo ad un secondo turno aperto a tutti i candidati che abbiano ottenuto una percentuale pari ad almeno il 10% dei voti degli elettori iscritti nelle liste elettorali. È prevista la possibilità, da esprimere entro il primo venerdì successivo allo svolgimento del primo turno, di rinunciare a presentarsi al secondo. Nel secondo turno è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

 

4. Una quota pari al 28% di seggi (corrispondente a 173 seggi) è attribuita con metodo proporzionale su base regionale o pluriprovinciale. E’ previsto lo scorporo, per ciascun partito, dei voti ottenuti al primo turno dei candidati eletti nei collegi uninominali sia al primo che al secondo turno. Per l’attribuzione di questi seggi è prevista una soglia circoscrizionale di sbarramento pari al cinque per cento dei voti validi.