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Politica

REFERENDUM ELETTORALE/ L’esperto: vi spiego il No “politico” della Consulta

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Oltre al problema relativo al premio di maggioranza, nella legge Calderoli è assente la previsione di un qualunque sistema di indicazione del parlamentare. Il che è altamente lesivo del principio costituzionale della rappresentatività.

Tali indicazioni, concretamene, cosa comporterebbero?

Il legislatore sarebbe costretto a intervenire con una riforma. Di fronte ad una cosiddetta “sentenza monito” – tale sarebbe il nome tecnico del documento se contenesse un invito di questo genere – non potrebbe fare altrimenti. 

In caso contrario, cosa succederebbe?

Pagherebbe il prezzo del crescente clima di antipolitica che si riverserebbe in liste come quella di Di Pietro o di Beppe Grillo. E’ interesse dei partiti, quindi, varare una riforma per non esser spazzati via dal malcontento.

A questo punto, quale ipotesi sarebbe più gettonata?

Un ritorno al Mattarellum non sarebbe da escludere.

Crede che la Corte, come sostengono alcuni, si sia espressa negativamente per non inficiare, in questo particolare e delicato momento di crisi, l’operato del governo Monti?

Lo escludo: le motivazioni della Consulta sono sempre di natura tecnica e segnano il pensiero costituzionalistico del Paese. Uno strappo sarebbe esiziale e si pagherebbe negli anni a venire. Certo, la Corte, per sua natura, è sensibile alle istanze politiche ma è impensabile che le abbia assecondate sino a questo punto. 

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COMMENTI
12/01/2012 - una visione costituzionalmente orientata (francesco scifo)

Bisognerebbe chiedersi perchè sia stato proposto alla Consulta un referendum di questo tipo, quando anche uno studente del primo anno della vecchia giurisprudenza (non dell'odierna di scienze giuridiche o come si chiama ora) era in grado di capire che l'abrogazione di una legge non fa mai rivivere altre leggi precedenti. Quindi, atteso che non è possibile autocreare un vuoto normativo, l'esito era giuridicamente scontato. Probabilmente, il referendum è stato solo un maldestro strumento di pressione indiretta verso il Parlamento, che però ha fallito il suo obiettivo, non oggi, ma fin da quando, dopo la presentazione dell'ingente numero di firme le Camere hanno tenuto in "non cale" l'istanza popolare. Qualcuno mi scrive che sono passionale o un comunista, la realtà è che sono un sentimentale perchè leggo, per lavoro, tutti i giorni la Costituzione Italiana e i Trattati europei e penso che ancora qualcuno nelle Istituzioni li rispetti e che servano a qualche cosa. Forse la Corte, con questa sentenza, ci ha voluto dire che a Roma c'è ancora qualcuno che ha una visione dei problemi costituzionalmente orientata. Speriamo bene.