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REFERENDUM/ Polito: la Consulta e quel "favore" a Monti

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

È vero, ma bisognerà preoccuparsene con la stessa dovuta attenzione. Torniamo però alla sua domanda. Per il governo Monti c'è un altro momento cruciale, un appuntamento che può scrivere la storia politica ed economica di questo Paese.

Si riferisce alla cosiddetta "seconda fase" e al pacchetto delle liberalizzazioni?

Esattamente. Credo che il governo debba agire bene e fare in modo che il pacchetto delle liberalizzazioni non si concentri solamente contro farmacisti e tassisti. Anche perché queste categorie si sentono quasi accerchiate. Scatta in alcuni momenti una sorta di  “clima di odio”, che poi alla fine si rivela sempre il peggior viatico per fare delle riforme.

Anche lei concorda sul fatto che le liberalizzazioni devono riguardare anche settori più corposi, diciamo così.

È evidente. C'è tutto un settore pubblico che non può essere “garantito”, non può essere al riparo dalla concorrenza, anche rispetto al prezzo delle tariffe che, in vari settori, pagano gli italiani. È un prezzo, in media, sempre più alto che negli altri paesi europei.

L'elenco dei settori da liberalizzare è molto lungo.

Lunghissimo: servizi, urbani, trasporti ferroviari e aeroportuali, tanto per citarne alcuni. Senza parlare di un caso di scuola classico nelle liberalizzazioni, quello della separazione della gestione, della rete di distribuzione di vari settori a partire da quelli energetici. È chiaro che non si può imporre liberalizzazioni se si ha qualche scheletro nell'armadio.

Come le sembra, su questo punto, la posizione dei partiti?

Il Pdl sembra che stia frenando. Mentre dovrebbe sfidare Monti su questo terreno, invitarlo a attuare le liberalizzazioni per vedere se riesce a ottenerle. Il Pd sembra più favorevole al governo, ma poi, come la Lega, quando si tratta di toccare quella che viene chiamata “la statalizzazione” locale, cioè tutta la rete delle aziende controllate dagli enti locali, c'è un evidente irrigidimento.
Ma la partita delle liberalizzazioni non si può giocare a scarto ridotto. Io penso e spero che Monti se ne sia reso conto.

C'è un principio che si può stabilire su questa materia che sta diventando piuttosto complessa e anche decisiva per un giudizio sul governo?

Certo che esiste. Lo Stato non può pretendere che il privato accetti la concorrenza, mentre il settore pubblico ne è immune. Questo è il punto chiave.

(Gianluigi Da Rold)

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COMMENTI
12/01/2012 - Referendum? Alla prossima. (celestino ferraro)

Non era difficile profetizzare che il tribuno Di Pietro (Robespierre?)sarebbe "ritornato con le pive nel sacco": il referendum è inammissibile. In un momento difficilissimo della nostra vita democratica, tormentati da una crisi economica spaventosa, ci sarebbe mancato solo il referendum a mandarci a gambe all'aria. Fortunatamente la Corte è fatta da uomini saggi e la saggezza ha consigliato per il meglio. La "Porchetta" va conservata, allo spiedo la prossima stagione. CF

 
12/01/2012 - No bambini? No crescita! Altro che spread... (Gabriele Rossi)

Purtroppo i mercati non votano ma impiegano denaro e le chiacchiere dei politici senza provvedimenti concreti gli fanno il solletico. La speculazione continua ad accanirsi sull'Italia anche per motivi tecnici, ogni volta che lo spread aumenta, diminuisce il prezzo dei btp e conseguentemente si svalutano i titoli detenuti dalle banche, e il loro prezzo in borsa scende riflettendo il minor valore, e se scendono i bancari scende tutto l'indice data la loro preponderanza, altro che chiacchiere, e così via in un circolo vizioso. Lasciamo stare le chiacchiere su politiche per la crescita, che se non hanno fatto niente dal 1990, per oltre vent'anni, figuriamoci cosa possono fare in qualche settimana. Eppoi, no bambini? No crescita! GABRIELE ROSSI DI GIULIANOVA