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GIUSTIZIA/ Il giurista: ecco come uscire dalla (costosa) malagiustizia

Pubblicazione:martedì 17 gennaio 2012

Il ministro Severino (Infophoto) Il ministro Severino (Infophoto)

Il tema della detenzione ingiusta riguarda soprattutto la questione della custodia cautelare, cui si ricorre non sempre nel rispetto del canoni pur stringenti stabiliti dalla legge (e talora anche per rispondere ad una certa richiesta di “giustizialismo” che fa presa nell’opinione pubblica).
A mio avviso, certo, si potrebbero apportare talune modifiche alla disciplina normativa, ma la discrezionalità applicativa condurrebbe inevitabilmente all’adozione di provvedimenti restrittivi non sempre “giusti”.
In via generale, una soluzione auspicabile sarebbe quella di separare la custodia cautelare dal regime carcerario: non si comprende infatti la ragione che impone di sottoporre gli individui che sono soltanto imputati o indagati allo stesso regime ordinamentale che è proprio dei soggetti condannati in via definitiva. Del resto, già esistono nel nostro ordinamento alcuni sistemi di restrizione della libertà personale che sono separati dal regime carcerario (come quelli utilizzati per gli immigrati dei quali sia in corso di accertamento la regolarità dell’ingresso).

Lei è d'accordo sull'aumento dei tempi di detenzione per l'uso dei domiciliari, da 12 da 18 mesi, come ha proposto il Ministro?

Questa soluzione risponde ad esigenze gravissime – collegate al sovraffollamento delle carceri – che sono state rilevate, con parole molto significative, anche da parte del Capo dello Stato. Del resto, vi è anche la difficoltà di giungere in tempi rapidi ad una sostanziale riforma delle sistema delle sanzioni nel senso della depenalizzazione e della individuazione di strumenti alternativi al carcere. Dunque, mi sembra una misura praticamente necessitata.

Il problema della carenza dei magistrati: perché succede questo? lo scontro fra politica e magistratura in tempi recenti ha aggravato il problema?

La carenza dei magistrati è un tema delicato che coinvolge aspetti assai delicati, come, ad esempio, quello dei cosiddetti “giudici di pace” i cui compiti sono rinnovati annualmente senza sinora trovare una soluzione definitiva. Non credo che lo scontro tra il mondo della politica e quello della magistratura sia direttamente attinente al problema in questione, se non in senso meramente strumentale, come in riferimento alla questione dell’ammontare e della distribuzione delle risorse disponibili per la giustizia. Tuttavia, forse proprio un governo “tecnico”, come quello attualmente presente, potrebbe affrontarlo con maggiore serenità.



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