BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GIUSTIZIA/ Il giurista: ecco come uscire dalla (costosa) malagiustizia

Pubblicazione:

Il ministro Severino (Infophoto)  Il ministro Severino (Infophoto)

Nel 2011 lo Stato italiano ha dovuto far fronte a quarantasei milioni di euro di danni a causa di errori giudiziari, mentre nelle carceri italiane il 42% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio. Sono solo due dei dati stupefacenti che ieri il ministro Paola Severino ha snocciolato durante la sua relazione sullo stato della giustizia alla Camera. Non solo, il Guardasigilli ha anche sostenuto che l'inefficienza del settore giustizia costa al Paese un punto di Pil. Ma è giusto leggere il problema giustizia in termini economici? «L'impostazione fornita dal ministro mi sembra corretta e non deve scandalizzare - spiega a IlSussidiario.net il professor Giulio Salerno -. Del resto, è da lungo tempo, ormai, che gli studiosi delle pubbliche amministrazioni analizzano il funzionamento della giustizia dal punto di vista dei costi economici. La stessa riforma della giustizia avviata nel 2005 si caratterizza per la ricerca di un migliore efficienza del “sistema processuale” in termini di rapporti tra obiettivi e risultati. Se si esamina la questione dal punto di vista costituzionale, invece, c’è una certa ritrosia della Corte costituzionale ad applicare alla giustizia il principio del “buon andamento” che pure la Costituzione nell’art. 97 riferisce all’intera amministrazione pubblica».

Per quale ragione?

Si ritiene, infatti, che questo principio – da cui discende anche quello di efficienza – non si possa applicare in relazione all’esercizio della  funzione giurisdizionale, ma solo al funzionamento delle strutture amministrative. A mio avviso, si dovrebbe accogliere un approccio più complessivo, ritenendosi dunque che anche la giurisdizione non si può sottrarre a un principio generalissimo del nostro ordinamento, quello cioè che impone di esercitare le funzioni pubbliche secondo modalità efficienti e dunque, per quanto possibile, meno costose per l’intera collettività.

Cinque anni di ritardi nei processi penali, sette anni nel civile, quasi nove milioni di processi in arretrato: un problema degli ultimi anni o cronico in Italia?

Il problema della lentezza della giustizia è un problema che viene sollevato da molto tempo – e per di più riportando dati ufficiali assai allarmanti - nelle stesse relazioni con le quali si inaugura l’anno giudiziario. È vero, tuttavia, che i dati non vanno letti in modo aggregato, giacché esistono differenze di non poco conto nei diverse realtà distrettuali. Esistono, affianco a situazioni davvero incresciose, anche realtà virtuose o in via di miglioramento.
È altrettanto vero che un problema così complesso non può essere risolto se non mediante una “politica della giustizia” che affronti in modo sistematico l’intero panorama delle problematiche in gioco. Un punto mi sembra comunque prioritario: una revisione delle norme processuali che si proponga non certo l’obiettivo di rendere più difficile l’accesso alla giustizia, ma quello di disincentivare in modo serio il contenzioso giurisdizionale “temerario” ovvero quei comportamenti processuali che ledono il bene dell’efficienza del processo, che pure la Corte costituzionale ha considerato come un valore costituzionalmente rilevante.

Si può dire che il problema dell'ingiusta detenzione va a toccare anche il tema della tutela dei diritti umani?



  PAG. SUCC. >