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GOVERNO MONTI/ Il pranzo è servito

Palazzo Chigi (Imagoeconomica) Palazzo Chigi (Imagoeconomica)

Escludo che possano venire dal Pd. Certamente il Partito democratico può essere in un momento di sofferenza. Dopo la manovra varata dal Governo, non deve essere stato un piacere gestire certe situazioni all'interno. In più c'è da mettere a punto la riforma del mercato del lavoro e lì ci sarà una massiccia dose di flessibilità da regolare, cercando di congelare l'articolo 18. Insomma, una situazione non facile.
Tuttavia il Pd, realisticamente, non può permettersi di mettersi di traverso al governo Monti. Non può farlo, anche per non smentire il grande lavoro che sta facendo Giorgio Napolitano. Ma anche nelle altre sinistre non vedo dei grandi affondi. Certo, ogni tanto Antonio Di Pietro tira qualche bordata, ma un vero affondo non l'ho anocra visto. Poi c'è Nichi Vendola, fuori dal Parlamento, che non mi pare molto interventista in questo frangente. È piuttosto silenzioso.

Perché secondo lei?

Ma perché Mario Monti una copertura a sinistra l'ha ottenuta con la politica anti-evasori. Con operazioni come quelle fatte all'inizio dell'anno o durante le vacanze di Natale, oppure con una serie di dichiarazioni. Non c'è dubbio che tutto questo ha avuto un peso nell'elettorato di sinistra.

Ci sono ancora due problemi sul tappeto. Il primo è il “pacchetto” delle liberalizzazioni, o meglio la loro consistenza, il loro peso. Vale a dire che non sia un “pacchetto” a scarto ridotto, che tocchi solo tassisti, farmacisti e ordini professionali. Il secondo è la prospettiva di varare una legge elettorale.

Certamente sulle liberalizzazioni il “pacchetto” non può limitarsi solo a poche categorie. Deve dare la sensazione di un intervento ampio che riguarda coimplessivamente l'economia italiana e che porta dei benefici reali. Insomma deve toccare il “core business”, non si può limitare ad alcune categorie. Io credo che le misure del Governo saranno ad ampio raggio e saranno complessive, non scaglionate.
La legge elettorale, invece, è un discorso a parte.

In che senso, Folli?

Questo è un accordo che possono trovare i partiti in Parlamento e sarebbe un segno di grande responsabilità. Io ho qualche scetticismo al proposito. Ma posso dire che non ci sarebbe momento migliore di questo. Non dico che si stia formando una grande o piccola coalizione. Non è così. Ma i tre partiti stanno stringendo le fila intorno alla linea del governo e, varando un provvedimento come una nuova legge elettorale, inciderebbero veramente nella fase attuale della politica italiana. Sarebbe un ulteriore passo di responsabilità e credo che riguadagnerebbero anche credibilità. In una fase come questa ogni punzecchiatura, ogni sfasatura non viene compresa. Una volontà costruttiva, a mio parere, sarebbe ben accettata.

(Gianluigi Da Rold)

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