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Politica

J'ACCUSE/ Il discorso di Napolitano spazza via la svolta di Marchionne

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

Noi cattolici abbiamo il massimo interesse per le ragioni dei lavoratori e delle loro associazioni, ma non abbiamo interesse a un sindacalismo che si cura più dei diritti dell’apparato sindacale che dei diritti del buon salario dei lavoratori. Noi chiediamo ai sindacati di fare proposte per il rilancio dell’economia, tenendo conto dei grandi fenomeni prodotti dalla globalizzazione. La produzione nei singoli paesi, particolarmente in quei paesi che non si fondano più sulla prevalenza della produzione industriale, è ritornata ad essere produzione creativa e di qualità, realizzata da imprese che hanno all’interno un comunitarismo effettivo, ovvero un fare assieme di tutti i collaboratori dell’impresa.  

Mi sbilancio nella presunzione: chiedo al Presidente del Consiglio, Monti, di non farsi attrarre dalla logica massonica, logica che non  funziona se si vuole riconquistare l’impegno di tutti per uscite dalla crisi. Dunque non cerchi, nel confronto con i sindacati, lo stabilirsi di un accordo globale sulle regole. Piuttosto non cambi le regole, ma riaffermi il libero confronto fra lavoratori e imprese.

Mentre chiedo a tutti coloro che credono nella necessità di ricostruire la politica nel nostro Paese, di ripartire dalla consapevolezza di popolo. Politica dal basso, ristabilire la capacità diffusa di giudicare quel che accade, fare cultura con dibattito aperto, sino a rimettere la coscienza di popolo in rapporto con la realtà di quel che accade.

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