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NAPOLITANO/ Cosa c'è dietro la mano tesa alla Camusso?

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)  Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

Così il presidente Napolitano ha portato alla luce la moral suasion già esercitata con la Camusso – davanti a tanti testimoni, eppure lontano da orecchie indiscrete – nel salone delle feste, alla cerimonia degli auguri. L’impressione è che l’autorità morale di questo presidente, dopo aver consentito l’operazione politica in corso assolutamente impensabile solo sei mesi fa – al netto di una propositività politica ancora un po’ deludente del governo che ne è scaturito, ma le premesse per migliorare, facendo tesoro di una recuperata credibilità interna e internazionale, ci sono tutte – possa essere in grado di originare un nuovo piccolo-grande miracolo, la rottura di una pluridecennale e perniciosa incomunicabilità fra la Confindustria, il governo e la sigla sindacale più rappresentativa. In questo senso che il sindacato, persino con l’Ugl, abbia ritrovato una sua compatezza da motivo di rottura può trasformarsi in risorsa, evitando fenomeni spiacevoli sul modello Fiat, in base al quale il sindacato che non firma o perde un referendum perde pure il diritto di rappresentatività e di cittadinanza in fabbrica, cosa assolutamente inaccettabile in democrazia.

Che lo sforzo ora lo debba fare la Cgil è di tutta evidenza, ma altrettanto evidente è la sciaguratezza con cui il precedente governo pensò di mettere mano ai licenziamenti ex articolo 18 senza nulla prevedere in una fase come questa per favorire il rientro dalla disoccupazione o la prima occupazione dei giovani. Credo invece che una sana politica di interventi a favore, appunto, del rientro nel ciclo produttivo dei lavoratori in mobilità, o della stabilizzazione dei lavoratori precari, o della prima occupazione per giovani e donne possa indurre la parte più aperta del sindacato (e non è detto che la Cgil non colga l’occasione per rientrare nei giochi, come auspica Napolitano) a rinunciare alle chiusure ideologiche sul mercato del lavoro, nella direzione indicata dall’Europa.

Il ministro Fornero è persona capace, a parte qualche errore di inesperienza scontato con le lacrime in diretta e qualche intervista di troppo, e sono certo che saprà realizzare una sintesi efficace sulle politiche attive del lavoro. Ma c’è da confidare soprattutto nell’iniziativa del ministro Passera, e anche di Barca (ministro per la coesione territoriale) per quanto concerne il Sud, nel creare opportunità positive. Sono questi due che in queste prime settimane si sono mossi più e meglio di tutti, preferendo “fare” più che “dichiarare”, anche se alcune opportunità già da loro messe in campo per lo sviluppo (credito alle imprese, infrastrutture sbloccate e Mezzogiorno) non sono neanche state colte in pieno dalla pubblica opinione. Ma i risultati positivi si potrebbero iniziare a vedere nei prossimi giorni. E potrebbero favorire la realizzazione di questo secondo miracolo del Colle: dopo la tregua politica, la tregua anche delle parti sociali. Per il bene e la salvezza stessa del Paese. Che – l’ha ribadito a chiare lettere Napolitano – è un  risultato ben lungi dall’esser conseguito.



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