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IL PALAZZO/ Bossi, la "finta" vittoria di Maroni e il dilemma del Po

Maroni e Reguzzoni (Infophoto) Maroni e Reguzzoni (Infophoto)

La Lega è più o meno sulla stessa barca, nata e concepita come una “cosa” di Bossi, un oggetto di sua proprietà che ora vede scivolare via.
Il cerchio magico intorno al Senatur malato in questi anni lo ha sempre protetto toccando esattamente queste corde familiste, lucrando in cambio poltrone e un potere sproporzionato al talento politico. Per questo la guerriglia anti-Maroni non si placherà facilmente. La famiglia è sempre la famiglia.

Secondo nodo. Se va come deve e la Lega de-bossizzata non si squaglia, superando il tempo e la sfida del governo Monti, Maroni prenderà in mano definitivamente il partito, si faranno i congressi in tutta la Padania, emergerà una chiara maggioranza nel partito e probabilmente anche una nuova schiatta di 30-40enni pronti a sostituirsi alla vecchia guardia imbolsita.

Bene, ma per fare cosa? Per andare dove? Ad esempio: che tipo di rapporto vorrà avere Maroni con l’ex alleato Pdl (a quel punto a sua volta deberlusconizzato), che al Nord resta decisivo in molte province? E ancora: ha in testa Maroni una Lega sempre a proiezione nazionale o ritirata alla bavarese sopra il Po?

Anche dal punto di vista delle policy la Lega dei “barbari sognanti” dovrà aggiornarsi: il tema immigrazione su cui il Carroccio ha lucrato enormi consensi oggi rende molto meno, l’emergenza è tutta economica. Quali le ricette da mettere in campo?
Né potranno imboccare la deriva protestataria/barricadiera o parasecessionista, a meno di non voler tornare a fare il partito del 4% rinserrato in Pedemontana. Insomma un vasto programma, da far tremare i polsi. Ma già dalla manifestazione di domenica a Milano, forse, se ne capirà di più.

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