BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LIBERALIZZAZIONI/ Ostellino: l'inganno di Monti

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Il presidente del Consiglio Mario Monti (Imagoeconomica)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (Imagoeconomica)

Assolutamente sì e per una ragione di cultura politica. L’Italia è ancora immersa nel Novecento, il secolo della grande crisi del ’29, che si è creduto di risolvere con un maggiore ingresso della mano pubblica nella società civile. Come se l’aumento della spesa pubblica rappresentasse il volano per la crescita, lo sviluppo e la piena occupazione. In realtà questa ricetta ha prodotto soltanto la crisi nella quale ci ritroviamo ora.
Oggi nell’Eurozona ci sono otto milioni di disoccupati e alcuni paesi rischiano di fallire per eccesso di spesa pubblica, ma, nonostante questo, ogni volta che ci si imbatte in una delle crisi cicliche del capitalismo c’è chi decide di accrescere il peso dello Stato. Andando avanti così non ne usciremo e l’attuale governo non fa certo eccezione.

Si riferisce alla manovra?

Certo, anche questa volta si è voluto ricorrere alla tassazione, dando ancora più fieno all’animale Stato. E c’è addirittura chi si compiace del fatto che l’avanzo primario italiano sia migliore di quello tedesco. Ma non è un dato positivo, significa soltanto che gli italiani stanno lavorando più per lo Stato che per se stessi. E non c’è nemmeno da stupirsi se stiamo piombando nella recessione, anzi nella depressione, con un calo dei consumi vicino al 40%.
Vede, è stata contrabbandata agli italiani l’idea che le misure dei “tecnici” siano neutrali. In realtà dietro ogni decisione c’è sempre un’idea di società. E in questo caso quella portante è la redistribuzione forzosa della ricchezza. Concetti da socialismo reale, non da Stato che si limita a reperire risorse per fare solo ciò che i privati non sono in grado di fare.

Le liberalizzazioni di Monti quindi non porteranno crescita?

Non lo faranno, perché, come dicevo prima, non toccano l’apparato. E non credo che sia un caso che i due ministri di questo governo presi con le mani nella marmellata siano stati due ex grand commis di Stato. In Italia purtroppo c’è una grande massa di persone che detiene le leve del potere e vive di questo sistema tra clientelismo, familismo e corruzione. Quando la pubblica amministrazione, con la scusa del rischio sismico, regala a un alto funzionario un appartamento davanti al Colosseo a prezzi stracciati si capisce davvero a che punto siamo arrivati.

Tornando alle liberalizzazioni. Se quelle che usciranno dal Cdm sono finte hanno ragione i tassisti a temere il passaggio forzato da piccolo imprenditori a dipendenti?  

Guardi, se la cultura politica che sostiene l’azione di chi ci governa è quella che le ho descritto l’inclinazione è una sola: trasformare i cittadini in dipendenti pubblici. In questo quadro, i tassisti potrebbero benissimo diventare degli impiegati, categoria rispettabile, ma che di certo non è più il motore di una società aperta come deve essere l’imprenditoria privata. Anche la più piccola, come quella di un semplice padrone di taxi.

(Carlo Melato)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
20/01/2012 - La crisi e il clientelismo (Luca Rossini)

La colpa della crisi è del debito pubblico, cui l'evasione fiscale e il clientelismo hanno contribuito in maniera decisiva. Quindi certamente non solo degli ordini professionali. Ma gli ordini professionali sono un retaggio del passato che va abolito per aumentare le opportunità per i giovani e meritevoli: il fatto che l'Unione Europea ne sconsigli l'abolizione significa solo che le lobby degli ordini è più forte di quella di coloro che negl ordini non possono entrare. I sindacati fanno (a volte) gli interessi dei propri iscritti, ma non sempre questi coincidono con l'interesse generale. A mio modo di vedere la qualità viene garantira da una adeguata preparazione universitaria e pratica, e dall'amore per il proprio lavoro, non certo dalle tariffe minime: sarebbe come dire che le professioni non riunite in un ordine, ma per esempio solo in una associazione, non fornirebbero servizi adeguati. L'Italia è piena di avvocati incompetenti che superano il finto esame di stato a Reggio Calabria: la liberalizzazione permetterà la sparizione di questi e l'emergere dei meritevoli, che potranno chiedere anche il doppio delle tariffe massime. Se il problema fosse il pubblico riconoscimento della qualità basterebbe trasformare gli ordini in enti certificatori, come accade per le aziende.

 
20/01/2012 - Una libera opinione formata dall'esperienza (Giuseppe Crippa)

Sono del tutto d'accordo con Luca Rossini, avendo constatato per esperienza diretta la qualità ed i costi del servizio offerto dagli avvocati in tempi non sospetti di liberalizzazione...

 
20/01/2012 - viva la libertà di opinione 2 (francesco scifo)

La colpa della crisi economica è degli avvocati e dei medici o degli ordini professionali? Ma suvvia siamo seri! Il fatto che ci siano già tanti avvocati sul campo, più che in ogni altro paese europeo, dimostra che le liberalizzazioni sono del tutto inutili in questo settore non il contrario. Se solo Roma ha tanti avvocati, come precisano tanti amanti del discount legale, vuol dire che nessuno impediva a chiunque di diventarlo e di restarlo se era capace. O no? Vale la pena di distruggere invece 250 mila persone che lavorano introducendo il dumping nella professione a spese dei clienti e dei diritti fondamentali e peggiorare la qualità delle prestazioni legali? E' il Parlamento europeo che dice, in base all'esperienza consolidata, che senza tariffe minime peggiora matematicamente la qualità del servizio e la tutela dei diritti non gli avvocati italiani.

 
20/01/2012 - Clientelismo, familismo e corruzione (Luca Rossini)

Sono d'accordo con questi tre mali che Ostellino individua nella società italiana. Mi auguro che le liberalizzazioni siano serie, come ad esempio la messa all'asta delle liceze e delle concessioni (non solo tassisti, anche quelle demaniali, per esempio). Per le professioni la creazione finalmente anche in Italia di società ispirate al modello anglosassone - come i grandi studi legali - potrà portare a una maggiore trasparenza e a una riduzione dell'evasione fiscale. I timori di perdita di qualità sono la classica scusa che si inventa quando non si hanno più argomenti: i cittadini non sono stupidi ad accettare servizi professionali a prezzi stracciati, se non sono certi del loro livello qualitativo. E comunque il rischio fa parte dello scambio: così come uno che vuole risparmiare compra il made in China consapevole della minore qualità, così uno che vuole il meglio compra il made in Italy o il made in Germany. L'esperienza sul campo porterà ad acquisire consapevolezza: non mi risulta che in paesi dove non c'è l'ordine degli avvocati le carceri siano vergognosamente stracolme di gente attesa di giudizio. Ma dico, ci rendiamo conto che nella sola Roma ci sono più avvocati che in Francia e che il commercialista, in un paese con una legislazione fiscale semplicemente civile, farebbe il lustrascarpe nel sottoscala di una stazione?

 
20/01/2012 - una guerra di sterminio (francesco scifo)

Se si attuerà la bozza di liberalizzazioni, indicata dai giornali, si può dire che il Governo avrà portato a compimento l'eliminazione sistematica delle arti liberali: la professione legale indipendente, l'avvocato che funge da presidio democratico della tutela dei diritti individuali, da oggi non esisterà più. Eliminazione delle tariffe minime, preventivo scritto obbligatorio, fine della pratica forense consegnata all'inefficienza pletorica delle Università,socio di capitale non avvocato, potere del governo di cambiare a piacimento, senza intervento del Parlamento, l'ordinamento professionale: queste controriforme apriranno la strada al crollo della qualità, alla criminalità organizzata che potrà gestire come socio di capitale gli studi legali imponendo ai giovani legali stipendi da fame, alla proletarizzazione totale della professione, perché dovranno applicarsi tariffe fuori mercato per sopravvivere all'economia di scala che creeranno le società. Verranno tutelati solo i diritti remunerativi a discrezione del socio di capitale: tutto ciò, in spregio alle risoluzioni del parlamento europeo che hanno sempre escluso l'eliminazione delle tariffe minime nei servizi medici e legali, diffidando i singoli governi dell'UE dall'adottare una tale politica suicida, che assimila erroneamente servizi a tutela dei diritti fondamentali, ai venditori di beni di consumo. Avere un diritto se nessuno lo potrà difendere sarà flatus vocis, ai giudici arriverà solo la voce delle banche.