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J'ACCUSE/ Brandirali: perché la politica diventa "Casta" e dimentica il popolo?

La Camera dei Deputati (Imagoeconomica) La Camera dei Deputati (Imagoeconomica)

Eppure non è questa la cultura che abbiamo oggi della democrazia. Diffusamente si è pensato che la scienza e il progresso abbiano emancipato la condizione umana a tal punto che la casta intellettuale, il vertice pensante, che sia massoneria o circoli dei ricchi e potenti, possiede la cultura che può far  fare allo  Stato il suo compito di  generare l’eguaglianza e la giustizia.

Oggi, nel ventunesimo secolo, apparentemente senza ideologie, siamo davanti al fatto evidente che la democrazia langue nell'esclusione del popolo dalle scelte del potere. E ci si domanda quale futuro avrà la democrazia.
Io penso che c’è il bisogno urgente di restituire al popolo la sua soggettività, facendolo attore della democrazia.

È giusto ripetere continuamente che la politica non salva. Perché il popolo si genera nella ricerca del senso del vivere, ricerca dunque di perdono e di salvezza. Ricerca che ha le sue basi nel senso religioso che il Creatore ha infuso in ogni uomo.

Lascio alla Chiesa il compito di rifare popolo. E non solo il compito di dare una base morale alla società che il potere vuole costruire. Di fronte a un popolo che si ricompone, diventa chiaro, per chi si occupa di politica, che si deve mettere il potere al servizio del popolo. Questo vuol dire collocare la consapevolezza, il desiderio, l’iniziativa, il fare assieme, nel popolo e non nella politica.

Dunque sono contrario alla centralità della politica. Riprendo il mio motivo giovanile: servire il popolo, la politica come servizio.
Per questo chiedo al dibattito culturale di attraversare criticamente il pensiero politico, avendo come valore di partenza la distinzione fra potere e popolo, e sapendo dire cos'è il popolo.
È un lavoro che si può fare con l’esperienza della vita comunitaria, e per questo non è riservato agli intellettuali.

Ribadisco ancora una volta: fare politica dal basso.

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