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SCENARIO/ 2. Se quella di Monti è l'Italia dei fumetti

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Voglio limitarmi a considerare un punto che oggi dovrebbe essere per tutti il vero tema di approfondimento. Monti ha dichiarato pubblicamente, nel Parlamento e nelle molteplici interviste, che sono stati ormai fissati i tasselli di un mosaico pazientemente costruito per tirare fuori l’Italia dal rischio del tracollo fallimentare. Vorrei che su questa affermazione ci fosse una discussione vera per capire cosa sia stato fatto da questo governo per presentare oggi all’incasso un risultato così importante. A prescindere dalla discussione sul merito della prima manovra e dell’ultimo decreto sulle liberalizzazioni, ciò che appare a prima vista è che nessuno dei provvedimenti adottati è in grado di rispondere alla drammatica disoccupazione giovanile e al dissesto politico e morale dell’intero Paese. Non si capisce come una crisi epocale che ci avrebbe condotto sul baratro del fallimento possa essere contenuta nei suoi effetti più drammatici attraverso una manovra che si limita a far cassa utilizzando strumenti di prelievo fiscale sui ceti più deboli e di un ventaglio di liberalizzazioni che, come è stato scritto da alcuni rappresentanti di categoria, servirà soltanto a trasformare un povero intero in due mezzi poveri. Non amo i tassisti a cui debbo ricorrere continuamente per i miei spostamenti, ma mi sembra francamente ridicolo pensare che un aumento delle licenze possa produrre occupazione e abbassamento delle tariffe. Sembrava che la crisi mondiale dipendesse da caratteristiche strutturali dell’intero modello di sviluppo occidentale e in particolare dalla pirateria praticata dai grandi centri finanziari verso i debitori pubblici e privati che hanno difficoltà di adempiere ai loro impegni. Sembrava che ci fosse l’esigenza forte di un nuovo ordine economico mondiale e che senza misure adeguate a stroncare la speculazione non ci sarebbero state molte vie d’uscita oltre al continuo ricorso a manovre finanziarie destinate soltanto a ridurre in piccola parte il panico che l’andamento dei mercati finanziari produce nell’opinione pubblica.

Siamo stati ossessionati dai giudizi pesanti delle agenzie di rating e dalla difficoltà crescente di collocare i nostri titoli del debito pubblico ad un tasso di interesse che non fosse quasi usurario. La borsa e lo spread sono stati l’incubo delle notti italiane e la paura dell’insolvenza del Paese ha frastornato la mente di milioni di cittadini. Oggi Draghi e Monti dichiarano che le agenzie di rating non sono credibili e che la speculazione finanziaria sarà vittoriosamente contrastata dal pareggio di bilancio imposto agli Stati dell’Unione Europea.


COMMENTI
27/01/2012 - Bravo (Mariano Belli)

Veramente un ottimo articolo. Naturalmente, per sapere cosa davvero pensano gli italiani di Monti, basta andare tra la gente comune....i sondaggi che ci presentano sono fasulli!

 
27/01/2012 - Berlinguer al posto di Monti? (Luca Rossini)

Dopo aver letto l'articolo del prof. Barcellona ho capito perfettamente perché quello che chiede Fontolan nel suo Editoriale non avverrà mai in Italia: oltre che un popolo di "egoisti" siamo anche un popolo che dà sempre la colpa agli altri. Sostenere che questo "egoismo" sia colpa delle politiche neoliberiste significa confondere la causa con i suoi effetti: è proprio l'egoismo, ovvero "la tentazione di ritenere che la ricchezza dell'uomo non sia la fede" - per usare le parole di BXVI - che si è arrivati a proporre teorie economiche disumane, valide sulla carta e devastanti alla prova dei fatti. Il neoliberismo è una utopia almeno quanto lo è stato il comunismo e lo statalismo in generale: dichiare che basti spendere 15 miliardi per dare lavoro a un milione di giovani è quanto di più ridicolo si possa proporre. Puro assistenzialismo finanziato non si sa come (ah sì, forse con la "patrimoniale"!). Se fosse vero che "questa situazione senza controllo è stata determinata da anni di politiche neoliberiste che hanno scardinato la solidarietà sociale e hanno alimentato la guerra di tutti contro tutti", allora non si capisce perché nei gloriosi anni berlingueriani e del compromesso storico-solidale si sia iniziato ad accumulare il debito più grande del mondo che grava - speculatori o non speculatori - sulle spalle delle future (odierne) generazioni. Non saremo codardi come ci dipingono i "crucchi", ma scaricabarile e incapaci di assumerci le nostre responsabilità senza'altro sì.