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SCENARIO/ 2. Se quella di Monti è l'Italia dei fumetti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Francamente non riesco a capire come le valutazioni che si leggono sugli organi di stampa specializzati continuano a parlare di difficoltà gravi per i prossimi due anni e pronunciano la terribile parola “recessione” per descrivere una realtà di crescente disoccupazione e di contrazione dei consumi anche fondamentali. Se le misure del governo e quelle imposte dalla Comunità Europea attraverso il dictat della Merkel sono sufficienti in qualche mese a sconfiggere il rischio di fallimento delle nostre economie, non può evitarsi il dubbio che o si è stati prima troppo catastrofici o si è ora troppo ottimisti. La realtà che ci circonda sembra suggerire che tutti i dati della nostra condizione economica mostrano la presenza di una gravissima difficoltà in tutti i settori a trovare risposte che aumentino l’occupazione e concorrano ad un nuovo sviluppo. Le famose tasche delle persone in carne ed ossa hanno nella maggior parte dei casi subito intrusioni e imposizioni che ne hanno notevolmente ridotto lo spazio fino a diventare soltanto dei taschini, dove conservare qualche moneta metallica. I rapporti dell’Istat, della Banca Centrale e di tutti gli istituti di ricerca sottolineano la divaricazione crescente tra la piccola percentuale di ricchi che non soffre alcuna limitazione e la maggioranza del popolo che è spinta verso le soglie di povertà.

Non credo che aumentando le farmacie e consentendo l’iscrizione agli ordini professionali si realizzi un vero rilancio dell’occupazione giovanile. Gli avvocati in Italia sono migliaia e migliaia e solo nella mia città ci sono più avvocati di quanti ce ne siano in tutta la Francia. Liberalizzare le tariffe stimolerà soltanto una concorrenza al ribasso pregiudizievole per la stessa dignità di chi dovrebbe essere garante della giustizia civile.

Naturalmente, poiché Monti è per tutti il nuovo Garibaldi di cui non si può parlar male, è consequenziale che tutta la protesta convulsa che si sviluppa nel Paese e che mobilita le varie “corporazioni” di interessi venga stigmatizzata come forma di plebeismo ottuso e infiltrato da poteri mafiosi e clientelari. Da Lerner a Bolzoni la Sicilia degli autotrasportatori e degli agricoltori viene rappresentata come un coacervo di arcaismo familistico e di mafiosità minacciosa. Questi prestigiosi opinion leader dimenticano che il nobile Guido Carandini guidò la rivolta degli agricoltori e degli allevatori che praticarono diversi blocchi stradali nel Lazio per difendere i loro diritti sacrificati da una politica subalterna nei confronto dell’Europa. Dimenticano anche che i pecorai sardi hanno bloccato più volte gli aeroporti di Cagliari e Olbia perché sopraffatti da tassazioni inique e di assenza di tutela dei loro prodotti. Per non parlare delle manifestazioni lombarde sul problema delle quote latte.



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COMMENTI
27/01/2012 - Bravo (Mariano Belli)

Veramente un ottimo articolo. Naturalmente, per sapere cosa davvero pensano gli italiani di Monti, basta andare tra la gente comune....i sondaggi che ci presentano sono fasulli!

 
27/01/2012 - Berlinguer al posto di Monti? (Luca Rossini)

Dopo aver letto l'articolo del prof. Barcellona ho capito perfettamente perché quello che chiede Fontolan nel suo Editoriale non avverrà mai in Italia: oltre che un popolo di "egoisti" siamo anche un popolo che dà sempre la colpa agli altri. Sostenere che questo "egoismo" sia colpa delle politiche neoliberiste significa confondere la causa con i suoi effetti: è proprio l'egoismo, ovvero "la tentazione di ritenere che la ricchezza dell'uomo non sia la fede" - per usare le parole di BXVI - che si è arrivati a proporre teorie economiche disumane, valide sulla carta e devastanti alla prova dei fatti. Il neoliberismo è una utopia almeno quanto lo è stato il comunismo e lo statalismo in generale: dichiare che basti spendere 15 miliardi per dare lavoro a un milione di giovani è quanto di più ridicolo si possa proporre. Puro assistenzialismo finanziato non si sa come (ah sì, forse con la "patrimoniale"!). Se fosse vero che "questa situazione senza controllo è stata determinata da anni di politiche neoliberiste che hanno scardinato la solidarietà sociale e hanno alimentato la guerra di tutti contro tutti", allora non si capisce perché nei gloriosi anni berlingueriani e del compromesso storico-solidale si sia iniziato ad accumulare il debito più grande del mondo che grava - speculatori o non speculatori - sulle spalle delle future (odierne) generazioni. Non saremo codardi come ci dipingono i "crucchi", ma scaricabarile e incapaci di assumerci le nostre responsabilità senza'altro sì.