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Politica

SCENARIO/ 2. Se quella di Monti è l'Italia dei fumetti

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

In realtà, sotto l’apparente paradiso montiano, che il sapiente Passera illustra come un modello di cooperazione di tutti gli italiani per il bene comune, ribolle una società frantumata e meschinamente egoista che sta producendo di fatto una rovinosa frantumazione del Paese in mille leghe locali e in mille rivendicazioni separatiste. Nessuno dice però che questa situazione senza controllo è stata determinata da anni di politiche neoliberiste che hanno scardinato la solidarietà sociale e hanno alimentato la guerra di tutti contro tutti.

Si è persa ogni idea di politica come spazio di mediazione e ricerca della sintesi. La scomposizione in mille tavoli delle trattative delle rivendicazioni particolari senza la mediazione dei grandi partiti e dei grandi sindacati degli anni ’70 rischia di consegnarci ad un Paese che, pur avendo un leader esperto e credibile, non riesce poi a produrre nessuna visione di insieme che giustifichi anche una fase di austerità e sacrifici. Ben diversa è stata negli anni ’80 la proposta di Berlinguer di fare dell’austerità e della coesione nazionale l’occasione di un grande cambiamento quando in una manifestazione degli operai si riconosceva interamente la maggior parte del mondo del lavoro.

Solo Luciano Gallino ha avuto il coraggio rispetto al coro degli economisti neoliberisti di sostenere che con un impegno di quindici miliardi si potrebbero occupare un milione di giovani in un grande progetto nazionale di manutenzione del territorio e dei beni monumentali. Ma Gallino, come si sa, non è un esponente dell’élite degli economisti monetaristi che invece oggi dominano nelle università e nei giornali spacciando per verità assolute e leggi economiche oggettive decisioni politiche che continuano a produrre drammatiche disuguaglianze e ingiustizie inaccettabile. Oltre i “padroncini” e i capipopolo sospetti di mafiosità o di strumentalizzazioni politiche, si sono mossi in questi giorni migliaia di agricoltori, pescatori, piccoli commercianti, famiglie intere che hanno partecipato ai cortei con grande semplicità e spontaneità. C’è un malessere nel Paese che ha radici molto profonde nella crisi italiana della seconda Repubblica e che non può essere cancellato dai sondaggi di Pagnoncelli sull’apprezzamento di cui il governo Monti continua a godere tra gli italiani.

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COMMENTI
27/01/2012 - Bravo (Mariano Belli)

Veramente un ottimo articolo. Naturalmente, per sapere cosa davvero pensano gli italiani di Monti, basta andare tra la gente comune....i sondaggi che ci presentano sono fasulli!

 
27/01/2012 - Berlinguer al posto di Monti? (Luca Rossini)

Dopo aver letto l'articolo del prof. Barcellona ho capito perfettamente perché quello che chiede Fontolan nel suo Editoriale non avverrà mai in Italia: oltre che un popolo di "egoisti" siamo anche un popolo che dà sempre la colpa agli altri. Sostenere che questo "egoismo" sia colpa delle politiche neoliberiste significa confondere la causa con i suoi effetti: è proprio l'egoismo, ovvero "la tentazione di ritenere che la ricchezza dell'uomo non sia la fede" - per usare le parole di BXVI - che si è arrivati a proporre teorie economiche disumane, valide sulla carta e devastanti alla prova dei fatti. Il neoliberismo è una utopia almeno quanto lo è stato il comunismo e lo statalismo in generale: dichiare che basti spendere 15 miliardi per dare lavoro a un milione di giovani è quanto di più ridicolo si possa proporre. Puro assistenzialismo finanziato non si sa come (ah sì, forse con la "patrimoniale"!). Se fosse vero che "questa situazione senza controllo è stata determinata da anni di politiche neoliberiste che hanno scardinato la solidarietà sociale e hanno alimentato la guerra di tutti contro tutti", allora non si capisce perché nei gloriosi anni berlingueriani e del compromesso storico-solidale si sia iniziato ad accumulare il debito più grande del mondo che grava - speculatori o non speculatori - sulle spalle delle future (odierne) generazioni. Non saremo codardi come ci dipingono i "crucchi", ma scaricabarile e incapaci di assumerci le nostre responsabilità senza'altro sì.