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IL PALAZZO/ Buttafuoco: è Casini-Monti-Passera il ticket del nuovo Pdl

Pubblicazione:sabato 28 gennaio 2012

Pier Ferdinando Casini (Imagoeconomica) Pier Ferdinando Casini (Imagoeconomica)

Rispetto a quelli che subirono questa sorte bisogna dire che lui ha il vantaggio di essere radicato in un territorio, il laboratorio siciliano. Un luogo fatto di destini, storie e personaggi che difficilmente possono essere messi tra le parentesi dei sondaggi e delle opinioni volatili. Un orizzonte in cui chi vuole farsi la propria storia se la può fare. Se in Italia infatti le cose possono cambiare dall’oggi al domani, in Sicilia questo può accadere dalla mattina alla sera…

Tra gli interrogativi aperti in questa metà campo, c’è poi quello che riguarda tutta l’area degli ex An, oggi rimasta senza un leader.

Questo è un problema rilevante che qualche giorno fa è stato sottolineato anche da Marcello Veneziani. Manca un leader a una comunità politico-culturale che non è assolutamente infinitesimale in questo orizzonte. Anzi, è forse quella che ha avuto le antenne più dritte in termini di elaborazione politica e culturale. A mio avviso però questo mondo si sta sgretolando, non tanto perché è alla ricerca di un leader (quello verrà da sé), ma piuttosto perché sta tentando di costruirsi una casa.

Cosa intende dire?

Se consideriamo quello che era stato il passaggio fondamentale, non tanto la stagione di Gianfranco Fini, quanto l’impronta data da Pinuccio Tatarella, il percorso di quel mondo era chiaro: costruire una casa dove poter stare. Una “casa degli italiani” che permettesse di uscire da una dimensione di “esuli in patria”.
Alfano, o chi per esso, commetterebbe un grave errore se dimenticasse questo importantissimo tassello, che si salderebbe finalmente con la tradizione socialista e quella cattolica. Per essere chiari, a mio avviso, c’è la necessità di far tornare nella stessa casa Augusto Del Noce, Cesare Battisti e Giovanni Gentile.

Lei pensa quindi a una casa comune, non al ritorno della destra in una nuova An?

Alleanza Nazionale non può tornare. A quel punto in termini di elaborazione culturale, creativa e di fantasia basterebbe Casa Pound, al di fuori degli esorcismi e delle persecuzioni che sta subendo. Quella sì che è una realtà che sa fare elaborazione politica e attraversare i mondi, mandando in pensione definitivamente quella ridicola macchina degli equivoci che è l’estrema destra.
Se invece ragioniamo sempre da un punto di vista elettorale, il discorso è un altro. Su questo piano bisogna intendersi su come potremo dividere nuovamente la destra dalla sinistra.

C’è chi ipotizza che dopo il governo Monti i partiti potrebbero ispirarsi al modello europeo coalizzandosi in due blocchi: il Partito popolare italiano e il Partito socialdemocratico…

Sull’Europa non sono in grado di rispondere perché, per com’è intesa, non mi riguarda assolutamente. L’idea di avere a che fare con una società che si divide tra socialdemocratici e popolari, per replicare lo  schema americano democratici-repubblicani, comunque non mi convince.
Già è insopportabile fare i conti con la cultura liberal, che Dio ci scampi almeno quella del Tea Party. Si tratta di semplici isterie. Avere a che fare con uno alla  Bruce Chatwin, che gira per il mondo e si chiede “Che ci faccio qui?” o, dall’altra parte, con chi ti può scambiare con un terrorista se non indossi la cravatta non mi interessa. Nessuna di queste due culture è in grado di decifrare il futuro, anzi la realtà. E l’unico fronte politico che saprà decidere, in senso schmittiano, è proprio quello che sarà in grado di farlo.

Dal suo punto di vista, qualunque evoluzione comunque sarà da demandare alla comparsa di un nuovo leader?


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