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SCENARIO/ Sapelli: così la "dittatura" di Monti toglie potere ai cittadini

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Penso anche all’agenda digitale e alla banca dati dei contratti pubblici e degli affidamenti dei servizi finanziari. Tutto si telematizza centralizzando, rinverdendo un tema un tempo classico nella discussione dell’informatica: il suo più o meno alto grado di accentramento o di decentramento. Qui tutto si accentra e nulla si concede ai Comuni e agli enti locali e si complicano vieppiù le “conferenze di servizio”, che ora saranno digitali, pensate un po’, e non un’agorà di libera discussione come oggi sono, anche se tanto farraginose. Forse era meglio abolire le conferenze e trasferire poteri alle amministrazioni locali, salvo restando i poteri essenziali a uno Stato che si rispetti: forte Stato e forti autonomie locali! Ma questo voleva dire affrontare il buco nero della vera semplificazione: l’elefantiasi delle Regioni, che si sono trasformate in nuovi Stati accentratori e divoratori di risorse.

L’unico aspetto veramente positivo, bisogna dirlo a gran voce, rimane quello della fine delle farraginose misure che impedivano alle imprese di procedere speditamente verso la creazione di se stesse e che spostano al tempo ex post e non all’ex ante le procedure di controllo. Qui si tratta di una svolta molto, molto, positiva, che va sottolineata con forza e su cui bisogna invitare il governo a meditare per far di essa l’asse di una politica e di una cultura: si passa da un’antropologia negativa a un’antropologia positiva dell’imprenditore e di chiunque voglia dar vita a un’iniziativa economica e, lo spero in futuro, a qualsivoglia attività sociale e culturale.

Non tutto è buio, dunque. Certo, si rimane stupiti dinanzi al giusto provvedimento preso a fronte delle esigenze degli autotrasportatori, limitando i tempi per l’esercizio pieno della professione, e ai ritardi che invece ancora sovrastano altre categorie in questo campo. Anche nei confronti dei cosiddetti tecnici i rapporti di forza sociali hanno un certo effetto, evidentemente. In fondo non è un segnale negativo. A meno che non si voglia porre al posto della politica una sorta di forum informatico e decisionale che tutto trasformi in funzione; distruggendo, quindi, ogni segnale di senso e quindi di vita spirituale e morale nell’esercizio del governo.

Di questo occorre rallegrasi e antropologicamente sperare in un senso positivo dell’“essere governo”, anche se esso sinora si manifesta così privo di umanità. Ma la speranza, ricordiamola ancora una volta con Péguy, è una virtù bambina. Speriamo, dunque, cristianamente, ancora una volta.



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COMMENTI
02/02/2012 - A ben pensarci: (Cristina Baldissin)

Singolare... stessa aria anche qui in città, strade sporche, spargisale invisibili, mezzi fermi costretti da soste per inconvenienti elettrici e traffico nel caos... ma tutto tace, nulla si dice o si commenta... e guai a sollevare una perplessità ...ma non si era instaurato il vento (o il gelo) del cambiamento...

 
31/01/2012 - Professore ci ripensi! (Giuseppe Crippa)

Spiace apprendere che Sapelli abbia deciso di non commentare più l'operato del governo perché molte delle sue osservazioni sono davvero interessanti. Spiace ancor più perché è difficile condividere la motivazione che adduce: se è vero che non si aspetta nulla dal potere e dall’opinione pubblica (così come dovrebbero fare tutti) non si vede perché ritenga giusto preoccuparsi di danneggiare suoi interlocutori che a quanto pare si aspettano qualcosa dal potere. Professore ci ripensi e torni a scrivere di questo governo, magari anche spiegando che nell'antica Roma furono dittatori personaggi davvero dediti al bene comune come Cincinnato e Quinto Fabio Massimo, e non soltanto autocrati come Silla e Giulio Cesare.