BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Quella volta in cui Napolitano fu fischiato dagli operai

Pubblicazione:mercoledì 4 gennaio 2012

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

È difficile affermarlo, ma è presumibile che Emanuele Macaluso abbia fatto gli auguri al “vecchio compagno” Giorgio Napolitano e che nell'occasione si siano anche scambiati idee sulla realtà italiana. Appartengono entrambi a una generazione che ha vissuto la politica in modo epico, ma hanno entrambi una visione fredda e lucida della realtà sociale, anche quella che l'Italia attende nel 2012.
Macaluso, interpellato al telefono, commenta sinteticamente il discorso del Presidente della Repubblica di fine d'anno. Sembrava determinato, ma anche preoccupato. «È questo il termine esatto: "preoccupato"», precisa Macaluso a IlSussidiario.net.

Per quale ragione? Per il prossimo trimestre, che alcuni ritengono “nero” e cruciale? «No, Napolitano mi sembra preoccupato per l'intero 2012 - prosegue Macaluso -. La situazione economica e finanziaria è sotto gli occhi di tutti. I sacrifici li devono fare tutti, ma è inevitabile immaginare che siano i ceti meno abbienti, i lavoratori a soffrire di più in una situazione come questa. E si affaccia in Italia una questione sociale che è difficile oggi inquadrare bene. Inutile nascondere che in tale contesto ci siano delle incognite. Non a caso Napolitano ha citato le sue esperienze anche un grande sindacalista come Giuseppe Di Vittorio».

E proprio ieri Macaluso, sul giornale che dirige, “Il Riformista”, ha dedicato il suo editoriale al Presidente della Repubblica che ha ricordato Di Vittorio. Si parla de “Il Piano del Lavoro del 1949” su cui si impegnarono non solo i lavoratori, ma tanti studiosi. Emanuele Macaluso va ancora più in là. Ha un ricordo vivido di un dibattito del 1947, quando Di Vittorio disse a proposito di una rivendicazione dei contadini pugliesi: «È interesse fondamentale dell'economia nazionale la trasformazione fondiaria. Se voi potete riuscire a ottenere che mille ettari di terreno a coltura cerearicola che producono pochissimo e occupano appena quindici giorni di lavoro all'anno per ettaro, vengano trasformati in vigneti e uliveti ottenendo così due o trecento giornate di lavoro, voi  avrete determinato una maggiore fonte di lavoro, di produzione, di ricchezza e vi sarete creati del lavoro per l'avvenire».

Altri tempi si può commentare, ma il concetto resta l'innovazione sul lavoro a cui devono contribuire  anche i sindacati e nello stesso tempo, nonostante lo sforzo delle trasformazioni, un passo del genere fa coincidere l'interesse dei lavoratori con l'interesse dell'intero Paese.
È probabilmente questo concetto di convergenza tra interesse particolare e nazionale che Macaluso indica ricordando Di Vittorio. Probabilmente è l' invito a una presa di coscienza collettiva, a una responsabilità generale, dove il lavoro, la difesa del lavoro, resta  la principale preoccupazione insieme all'uscita dalla crisi, ma evitando al contempo questioni sociali che possono diventare problematiche.
Alla fine, il ricordo di Di Vittorio, sia in Macaluso che in Napolitano, è come un monito per una responsabilità nazionale, che viene rivolta a tutti. È anche probabilmente un monito ai sindacati, perché sappiano gestire questo momento di crisi e il prossimo appuntamento con il governo senza massimalismi, ma con spirito costruttivo, difendendo le ragioni dei lavoratori, del lavoro soprattutto, ma anche del Paese.


  PAG. SUCC. >