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BERLUSCONI/ 2. Buttiglione: se non si candida con il Pdl faremo il Ppe (e il Monti-bis)

Pubblicazione:mercoledì 10 ottobre 2012

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La prossima mossa, a questo punto, spetta al centro. Al netto del timore che si tratti di un semplice stratagemma o della possibilità di improvvise virate, Berlusconi un passo indietro lo ha fatto. L’ostacolo che si frapponeva ad un alleanza dell’Udc (fusasi attualmente in un nuovo contenitore politico con Montezemolo e Fini) con il Pdl è venuto meno. D’altro canto, l’ex premier lo ha detto chiaramente: il suo gesto ha proprio lo scopo di unire tutti quei moderati convinti di non potere essere rappresentati da lui. L’onorevole Rocco Buttiglione, su queste pagine, si era detto convinto del fatto che senza Berlusconi si sarebbe potuto lavorare addirittura alla costituzione della sezione italiana del Ppe. E adesso? Gli abbiamo chiesto se ne è ancora convinto.

Lei ha sempre detto che se Berlusconi fa un passo indietro, farete il Ppe: quindi?

Tanto per cominciare, occorre verificare quanto ci sia di reale nell’annuncio, e se sarà un ritiro effettivo o se, in realtà, continuerà a distribuire le carte. Per ora, diciamo che c’è molta polvere in giro. Quando si sarà depositata, allora vedremo con chiarezza. Detto questo, se effettivamente avrà fatto un passo indietro, sì, faremo il Ppe. E lo faremo per proseguire l’agenda Monti.

Proprio tutta?

Intendiamo, anzitutto, sposare la sua ispirazione fondamentale che è quella dell’economia sociale di mercato. Detto questo, l’autorevolezza e il prestigio sin qui assunti in Europa derivano dalla riforma del mercato del lavoro e da quella delle pensioni. Se saranno sovvertite, quindi, torneremo al punto di partenza.

Senza stravolgerle, non credete che siano necessari dei cambiamenti?

Sicuramente, ma niente che ne alterino la struttura. Per intenderci: sappiamo benissimo che perdere il lavoro a 50 anni è un dramma. Ebbene: aiutiamo chi lo ha perso a trovarne uno nuovo. E’ bene per la finanza pubblica, ma anche per lui. Quindi, quanto fatto sin qui va mantenuto. Casomai, va aggiunta una prospettiva.

In che senso?

La priorità consiste nel ridurre la spesa. Ma questo non si può fare soltanto riducendo le sacche di parassitismo o eliminando la corruzione. E’ necessario, invece, ripensare lo Stato, ridefinendone il perimetro. Il welfare è costruito sulla base della convinzione che tutti i beni pubblici debba produrli lo Stato. Lo Stato, invece, dovrebbe solo pagarli. Li produrrà, invece, chi ha la vocazione per farlo. Saranno, poi, gli utenti, i cittadini quindi, a scegliere i migliori, sulla base del rapporto tra costo e qualità. In tutti i Paesi evoluti, è stato implementato questo rapporto diretto tra Stato e famiglie che ha tagliato fuori i costi dell’intermediazione burocratica; è questo il vero costo della politica, tanto da incidere per almeno il 33% sulla spesa per il welfare.  Ovviamente, la corruzione fa parte di questo sistema.

Su questa base programmatica non sarebbe possibile costituire un’alleanza con il Pdl, anche con Berlusconi?


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