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BERLUSCONI/ 3. Galan: il passo indietro? Martinazzoli non lo fece, e scomparve la Dc

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Indubbiamente. Dovrebbe candidarsi, riunendo apertamente tutte le forze politiche che lo vogliono supportare.

Resta il problema del rinnovamento del suo partito

L’azzeramento andava fatto un anno e mezzo fa, prima delle amministrative. Preso atto dell’incredibile crollo del consenso, avremmo dovuto agire. Ci saremmo dovuti rende conto del fatto che se sorgevano ovunque delle “Forza Lecco”, “Forza Verona”, “Forza San Donà“ e via dicendo qualcosa voleva pur dire; così come il fatto che se ne andavano personaggi storici legati al nostro movimento. Invece di realizzare cosa stava succedendo e fare una seria analisi, si è preferito bollare come traditori quelli che erano con noi da vent’anni.

Perché un tale crollo?

Abbiamo vinto le elezioni sull’onda della nostra proposta liberale, promettendo grandi riforme. Ma non abbiamo mantenuto le promesse.  

E adesso?

Dovremo spiegare bene agli elettori perché non le abbiamo mantenute. E rinnovarci ancora una volta nel segno dei valori che, strada facendo, abbiamo in parte perduto: meno tasse, meno stato, meno burocrazia. In una parola, più libertà. A tutto ciò, si aggiunge un elemento che, nel ’94, non era così incisivo e determinante come oggi: il lavoro. Sia ben chiaro, non invoco un ritorno al passato, ma il richiamo a quello che definisco lo “spirito del 2013”. Auspico, in sostanza, dopo tutte le malefatte un moto di passione, rinnovamento etico e nuova energia. Ma smettiamola di parlare di spirito del ’94. Molti di quelli che andranno a votare, all’epoca non erano ancora nati.     

E la questione morale?

Non possiamo pensare di cambiare la natura umana. Si possono fare, tuttavia, delle leggi che impediscano di rubare. In Veneto un consigliere che si compra il suv con i soldi pubblici non sarebbe mai potuto esistere. Sarebbe stato immediatamente cacciato.

 

 

(Paolo Nessi)

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