BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

FEDERALISMO/ Il "grande inganno" del Titolo V diventa il Cavallo di Troia dei prof

Silvio Berlusconi e Renata Polverini (Foto: Infophoto)Silvio Berlusconi e Renata Polverini (Foto: Infophoto)

Ed ancora, in questo procedimento di riordino si è proibito di tenere conto delle iniziative comunali – rivolte a modificare le circoscrizioni provinciali in virtù dell’espressa attribuzione di competenza costituzionalmente garantita dall’art. 133 Cost. – che fossero pervenute dopo la delibera governativa di fissazione dei requisiti minimi. E ancora, si prevede che ciascuna Regione, sulla base dell’ipotesi di riordino del CAL, in pochissimo tempo - un mese appena - approvi una proposta di riordino che poi sarà trasmessa al Governo. Quest’ultimo, sulla base della proposta regionale o anche in assenza di quest’ultima, sarà promotore di un “atto legislativo di iniziativa governativa” (definizione che non esclude anche il ricorso ad un decreto-legge) che condurrà conclusivamente al riordino delle Province. Insomma, un procedimento effettuato in corsa, quasi senza rete, e con il possibile esito stabilito con decreto-legge e questione di fiducia. Forse, un’eccessiva fretta per decidere su un assetto istituzionale che comporta certamente spese pubbliche, ma il cui riordino “disordinato” potrebbe determinare nel breve e medio termine costi finanziari e amministrativi (si pensi solo al trasferimento del personale e delle risorse strumentali, o alla necessità di rideterminare le scelte amministrative nei nuovi ambiti territoriali) forse comparabili con quelli che si presume di evitare. 
Va notato che le “ipotesi di riordino” delle Province sono pervenute da quasi da tutti i CAL, quasi un miracolo di partecipazione attiva e responsabile delle autonomie territoriali che smentisce chi riteneva che questa fase procedimentale fosse stata predisposta proprio per ottenere piena dimostrazione dell’incapacità propositiva degli enti locali su un tema così delicato e cruciale. Una buona parte dei CAL, come noto, ha chiesto di derogare in alcuni casi specifici all’applicazione rigida e meccanica dei requisiti minimi stabiliti dal Governo. Gli osservatori più arcigni non hanno perso l’occasione e hanno accusato i politici locali di voler conservare le poltrone. Forse, si sarebbero dovuto leggere con una qualche attenzione le delibere dei CAL. Ad esempio, è logico che una Provincia sopravviva o al contrario muoia, come nel caso di Arezzo, soltanto perché nel censimento del 2011 (quello che è preso a riferimento dai requisiti governativi) il requisito della popolazione non risulta raggiunto per poche migliaia di persone, mentre alla data del 30 giugno del 2012 lo stesso requisito risulta superato per diecimila abitanti? E ancora, il divieto previsto dalla legge in questione laddove si proibisce l’accorpamento delle Province già esistenti con le istituende Città metropolitane, appare davvero illogico nel caso di Monza e di Milano. 


COMMENTI
11/10/2012 - per il federalismo guardare alla germania (francesco taddei)

io cittadino comune potrei obiettare che i centri di spesa sono troppi: circoscrizioni,comuni,comunità locali,province,regioni e in futuro macroregioni senza abolire le regioni, più camera e senato. ma non è che se ne sono fatti così tanti perchè ai partiti piace spendere? perche il partitismo che occupa i centri di potere per il proprio tornaconto è il vero cancro dello stato italiano? no? sarà... sul titolo V la follia è che si moltiplicano i centri decisionali, così che la tav deve essere approvata da ministero,parlamento,regione e comunità locali.