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FEDERALISMO/ Il "grande inganno" del Titolo V diventa il Cavallo di Troia dei prof

Silvio Berlusconi e Renata Polverini (Foto: Infophoto) Silvio Berlusconi e Renata Polverini (Foto: Infophoto)

Oppure, si può notare che il riordino consente la istituzione di Province esattamente sovrapposte alla Regione di riferimento; ma un tale esito appare davvero coerente con l’invocata necessità di ridurre le spese pubbliche? 
E’ chiaro che i problemi di costituzionalità del procedimento di riordino delle Province, peraltro sollevati da alcune Regioni e su cui si pronuncerà la Corte costituzionale, sono numerosi e di peso. A fronte a tutte le obiezioni che si possono rivolgere, è davvero auspicabile è che l’applicazione dei predetti “requisiti minimi” sia ragionevole, cioè adeguatamente flessibile in relazione ai casi nei quali sussistano motivazioni consistenti che impongano, anche e soprattutto per ragioni di efficienza istituzionale, un adeguamento dei parametri fissati aprioristicamente dal Governo nello scorso luglio, e che certo non possono vincolare la volontà finale che dovrà essere espressa sul punto dal Parlamento. E’ probabile che molto dipenderà dal clima politico complessivo e in specie da come sarà strumentalizzato il senso di fastidio, se non di disgusto, che si diffonde nell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni rappresentative. Tuttavia, l’antipolitica è un sentimento pericoloso per la democrazia. Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che l’antiparlamentarismo – che rappresenta l’antipolitica per eccellenza – è stato il terreno su cui si sono sviluppate le forze che hanno condotto ai regimi autoritari e totalitari del ventesimo secolo.
Qualche parola, infine, può essere dedicata al disegno di legge costituzionale che il Governo ha recentemente formulato per riformare il Titolo V della Costituzione, con riferimento, stavolta, alle Regioni. Se andasse in porto, pur con i tempi assai ristretti per la scadenza della legislatura, si apporterebbero senz’altro idonei correttivi ad alcune – non tutte, in verità – storture dell’avventata riforma del 2001. Ma, a tacer d’altro, si può notare che si prevede di attribuire alla competenza legislativa esclusiva dello Stato una nuova materia, quella cioè della “disciplina generale degli enti locali” (come risulta testualmente dal comunicato della Presidenza del Consiglio). Qualcuno, maliziosamente, potrebbe rilevare che si vuole attribuire questa competenza allo Stato proprio per consentire a quest’ultimo di disciplinare con una sua legge anche il procedimento di riordino delle Province. Ma non ci avevano detto che questa competenza era già implicita nella Costituzione?

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COMMENTI
11/10/2012 - per il federalismo guardare alla germania (francesco taddei)

io cittadino comune potrei obiettare che i centri di spesa sono troppi: circoscrizioni,comuni,comunità locali,province,regioni e in futuro macroregioni senza abolire le regioni, più camera e senato. ma non è che se ne sono fatti così tanti perchè ai partiti piace spendere? perche il partitismo che occupa i centri di potere per il proprio tornaconto è il vero cancro dello stato italiano? no? sarà... sul titolo V la follia è che si moltiplicano i centri decisionali, così che la tav deve essere approvata da ministero,parlamento,regione e comunità locali.