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SCANDALO REGIONI/ 1. Non basta una legge a fare il politico santo

Domenico Zambetti (sin.), assessore di Regione Lombardia arrestato per corruzione (InfoPhoto) Domenico Zambetti (sin.), assessore di Regione Lombardia arrestato per corruzione (InfoPhoto)

E cos’è successo? In questi quarant’anni le Regioni – salvo qualche rilevante eccezione − non sono riuscite a produrre una “propria” classe politica, più responsabile e più adeguata di quella statale. La linfa proveniente dal circuito regionale non ha fatto fiorire una nuova “qualità” della rappresentanza politica. E la dimostrazione più evidente è che le Regioni, salvo le stesse eccezioni di cui sopra, sono state spesso in questi anni esempi di “centralismo” in miniatura, non avendo saputo elaborare “politiche” diverse, ma solo in scala ridotta.

Ad essere sotto accusa, quindi, è la qualità della classe politica italiana per la sua sempre più patente incapacità a perseguire realmente il bene comune e per la facilità con cui questo bene – che è il vero fine della politica − viene scambiato con il proprio interesse o tornaconto. 

E allora appare veramente farisaico l’astio con cui oggi ascoltiamo i politici nazionali scandalizzarsi dei fallimenti dei loro colleghi regionali, colleghi dai quali sono del tutto indistinguibili.

Mettiamo, dunque, nel mirino le Regioni, ma dobbiamo essere consapevoli che queste istituzioni sono spesso popolate dello stesso personale politico che ora si erige a censore.

A me pare che così, per l’ennesima volta, dinanzi all’ennesimo scandalo, non abbiamo il coraggio di centrare la questione reale; come può emergere una nuova classe politica italiana? Chi ha oggi la statura umana e morale per educare al senso della “polis” come scopo della azione pubblica? 

Tipico vezzo italiano è quello di cercare l’“uomo” nuovo che ci liberi dal male. Penso invece che la strada realistica sia un’altra, più lunga ma fruttuosa: occorrono nuove scuole di “bene comune” e palestre di interesse generale in cui far crescere una “generazione politica” nuova. Ma questi luoghi  – con buona pace dei tecnici e dei politici – appartengono alla società prima che allo stato. Lo stato non può produrli, può solo giovarsene. Sto parlando, mi pare chiaro, di qualcosa di ben più rilevante e radicale delle misere orette di “educazione civica” che ancora qualcuno fa a scuola. Si tratta di un’educazione della persona a farsi carico del bisogno e della domanda degli altri (I care diceva don Milani), una attitudine che può svilupparsi e crescere solo all’interno di una relazione personale e sociale. 

Tutto sommato per fare l’ennesima controriforma basta poco: togliamo un po’ di competenze alle Regioni e le passiamo allo Stato. Per affrontare il cuore del problema occorrerebbe una “vera educazione del popolo”.

 

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COMMENTI
12/10/2012 - politici santi e virtuosi (antonio petrina)

Egr prof. non si discute che politici santi siano introvabili,ma che il regionalismo realizzato ha tutti i vizi storici dell'unità d'italia ( di cui dava conto TAnzi ne il Foglio del 2 ottobre )per cui il pareggio del bilancio di Minghetti fu realizzato grazie al centralismo ed oggi la riforma delle regioni e quella del titolo quinto del 2001 presenta gli stessi vizi del debito improduttivo piemontese.IL regionalismo ,creato senza controlli e con l'aggravante che i medesimi servizi hanno costi differenti in ogni regione d'italia potrà ora garantire, opprotunamente corretto, il pareggio in italia "museo delle tasse"(BAvarese,1866) e le condizioni per creare sviluppo ?