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SCANDALO REGIONI/ 1. Non basta una legge a fare il politico santo

Pubblicazione:giovedì 11 ottobre 2012

Domenico Zambetti (sin.), assessore di Regione Lombardia arrestato per corruzione (InfoPhoto) Domenico Zambetti (sin.), assessore di Regione Lombardia arrestato per corruzione (InfoPhoto)

È fatta. Abbiamo trovato la nuova vittima sacrificale per saziare la voglia infinita di capri espiatori di cui è fatta la politica italiana degli ultimi anni. In verità, bisogna dire che le Regioni ce la stanno mettendo tutta per vestire il ruolo delle nuove vittime sacrificali di turno. Gli scandali degli ultimi giorni fanno davvero ribrezzo e l’uso distorto dei soldi pubblici a fini personali grida vendetta al cospetto di chi non ha i mezzi per arrivare alla fine del mese una volta detratte le tasse dallo stipendio.

La logica torna così ad essere quella primitiva, che governava prima che i greci e i romani inventassero la “politica”: la vendetta. Le Regioni sbagliano e così lo Stato si vendica; e dopo aver (lo Stato) fatto (male) la riforma nel 2001 ora propone la sua “controriforma”. Ripeto perché non ci siano dubbi: quello che oggi sta succedendo è scandaloso e non reagire sarebbe una connivenza, ma il “metodo” della reazione è ciò che vorrei discutere.

Non so, infatti, se ci rendiamo conto che quello che sta accadendo è un vero e proprio paradosso della storia che sarebbe bene tener presente nel por mano a tagli o riforme.

Pochi sanno o vogliono ricordare, infatti, qual è la ragione per cui nel 1948 – unici nel mondo – abbiamo inventato le “Regioni”. Attenzione, non lo Stato federale – come l’America o la Svizzera - né lo Stato centralista – come la Francia - ma una “cosa” inedita: lo Stato regionale. Due furono le ragioni fondamentali.

La prima: il riconoscimento che così come la famiglia, il partito, la scuola, la parrocchia o la casa del popolo, sono tutti legami che vengono prima dello Stato, anche le comunità locali vengono prima dello Stato e tra queste non solo i “vecchi” enti locali liberali (il Comune e la Provincia) ma anche questa nuova “comunità” di area più vasta che è la Regione, dotata – a differenza degli altri – di una vera e propria autonomia politica e non solo amministrativa. Non è un caso, dunque, che a questa parte della Costituzione lavorarono soprattutto i cattolici.

Ma è la seconda ragione che oggi appare ancor più paradossale. Le Regioni furono pensate come il “laboratorio” della nuova classe politica italiana. I costituenti, infatti, erano ben consapevoli che ormai il vecchio stato liberale e la sua classe politica (un ristretto club di notabili borghesi) non esistevano più ed il fascismo per vent’anni aveva soffocato la nascita di una nuovo ceto politico abituato al confronto democratico. Per questo oltre il Parlamento nazionale a Roma, furono create venti “scuole” di politica per chi volesse cimentarsi con questa nuova attività. Moltiplicare le “palestre” in cui allenare una nuova generazione di politici più vicini ai bisogni dei cittadini e per questo più adeguati alle nuove sfide.


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COMMENTI
12/10/2012 - politici santi e virtuosi (antonio petrina)

Egr prof. non si discute che politici santi siano introvabili,ma che il regionalismo realizzato ha tutti i vizi storici dell'unità d'italia ( di cui dava conto TAnzi ne il Foglio del 2 ottobre )per cui il pareggio del bilancio di Minghetti fu realizzato grazie al centralismo ed oggi la riforma delle regioni e quella del titolo quinto del 2001 presenta gli stessi vizi del debito improduttivo piemontese.IL regionalismo ,creato senza controlli e con l'aggravante che i medesimi servizi hanno costi differenti in ogni regione d'italia potrà ora garantire, opprotunamente corretto, il pareggio in italia "museo delle tasse"(BAvarese,1866) e le condizioni per creare sviluppo ?