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SCANDALO REGIONI/ 2. Zanon: adesso c'è un problema di democrazia

Tra comuni sciolti per infiltrazione mafiosa al Sud e mercati di voti con la 'ndrangheta al Nord, sembra riaffiorare il clima di Tangentopoli. Ne parliamo con NICOLO' ZANON, membro del Csm

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Tra comuni sciolti per infiltrazione mafiosa al Sud, mercato di voti con la ‘ndrangheta in Lombardia e i vari Fiorito, Lusi e Belsito, si sta rapidamente delineando uno scenario sempre più vicino a quello vissuto nel 1992 con Tangentopoli. Un termine rispolverato solo adesso perché, come hanno già spiegato in molti, non è probabilmente più possibile aggrapparsi alla cosiddetta teoria delle mele marce: se vengono fuori solamente frutti guasti, significa che è guasto tutto l’albero. La sconcertante continuità con cui episodi del genere si stanno verificando può facilmente portare a generalizzazioni sommarie, ma appare sempre più evidente che qualcosa, nella politica italiana, non va come dovrebbe. Per Nicolò Zanon, costituzionalista e membro del Consiglio superiore della magistratura, quello a cui assistiamo oggi non è del tutto uguale a quanto accadeva durante Tangentopoli: prima si rubava per il partito, oggi ognuno ruba per sé. Il problema, ovviamente, è che parliamo sempre di soldi pubblici.

Cosa pensa dell’attuale momento politico italiano?

Ci troviamo in un momento in cui la politica sta mettendo in evidenza una enorme debolezza ed episodi francamente vergognosi. E’ chiaro che molti aspetti andranno provati in giudizio, ma è altrettanto evidente che vi sono gravi indizi di colpevolezza, come nel caso dell’assessore lombardo arrestato ieri. E’ una situazione certamente preoccupante, in cui troppe prove portano a pensare che l’attuale politica non sia autorevole, forte e capace di fare il suo mestiere come in realtà dovrebbe.

Quanta Tangentopoli c’è in questo clima che si sta delineando?

Forse è ancora presto per dirlo, ma senza dubbio stiamo assistendo a fenomeni diversi e preoccupanti. Da una parte vediamo gravi infiltrazioni della criminalità organizzata anche al Nord, dall’altra che molti personaggi coinvolti negli scandali sono stati accusati di aver rubato per loro stessi. Nel 1992 emergeva un sistema di corruzione rivolto più che altro alle esigenze voraci dei partiti per sostenere la propria azione, attraverso tangenti che servivano ad alimentare la rete dei vari schieramenti in una logica, certamente distorta, ma riguardante in qualche modo sempre la politica. In questi attuali casi vi è invece la sensazione che molte persone abbiano prelevato denaro pubblico per loro stesse e per acquisire beni e benefici personali. Credo sia questa la principale differenza con Tangentopoli.

Perché oggi la politica sembra aver abdicato totalmente al proprio ruolo?

Credo che alla base vi sia più che altro un problema di vocazione. Evidentemente tra le classi politiche sono nati meccanismi di selezione poco efficaci o adeguati. E’ su questo che dovremmo reagire in particolare, ma è ovviamente un lavoro che richiede un grande impegno e molto tempo. Ciò che soprattutto dispiace, però, è che in questo sostanziale giudizio negativo che viene ormai ostentato vengono coinvolte indistintamente esperienze di varia natura. Penso alla Regione Lombardia, alla quale sono affezionato e che mi rattrista vedere coinvolta in una logica generalizzata così negativa che probabilmente non merita. E’ però necessario dire che oggettivamente ci troviamo di fronte a vicende che meritano una profonda riflessione.

In che modo sarebbe opportuno reagire a quanto sta accadendo?