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Politica

DDL ANTICORRUZIONE/ Maddalena: non funzionerà, torniamo al "modello" Mani Pulite

L'ex assessore regionale Domenico Zambetti (InfoPhoto)L'ex assessore regionale Domenico Zambetti (InfoPhoto)

Il problema di base non deve essere quello di prevedere nuove ipotesi di reato, ma di accertare le responsabilità. E’ questo il principale obiettivo e, come ho più volte sostenuto, sono dell'idea che il disegno di legge più efficiente contro il fenomeno della corruzione sia quello elaborato dal pool di Milano nel 1994.

Su cosa si basava in particolare?

Sull'importanza di agevolare soprattutto la collaborazione di colui che corrompe, offrendo dei vantaggi a chi sceglie di denunciare questi fatti, fino al limite dell’impunità. Anche solo sul piano preventivo, credo che una misura del genere possa ostacolare incisivamente il fenomeno corruttivo. Faccio un esempio: una persona disponibile ad essere corrotta, sapendo che chi le sta promettendo qualcosa può successivamente esonerarsi dalle responsabilità denunciando il fatto, ottenendo anche l’impunità, difficilmente deciderà di raggiungere un accordo. E’ necessario dunque rompere quel legame che unisce il corrotto e il corruttore. Su questo aspetto l’attuale ddl non mi sembra che risulti essere abbastanza incisivo.

E, nello specifico, cosa pensa del cosiddetto reato di traffico di influenze?

Non vorrei che fosse un reato di difficile accertamento e interpretazione, proprio per la genericità della parola “influenze”. Alcune espressioni sono state riesumate da precedenti normative di inizio 900 ma successivamente eliminate proprio per la loro genericità, o a causa dell'estrema difficoltà dell’accertamento.

Cosa pensa della decisione della Consulta di non applicare i tagli agli stipendi dei magistrati?

In un periodo di grave emergenza economica, ritengo che ognuno di noi debba fare dei sacrifici. E' poi ovvio che possono esistere differenziazioni anche in considerazione di altri fattori, come la maggiore sicurezza e la stabilità di un lavoro rispetto ad un altro, ma ci sono dei limiti che non consentono, come ha stabilito la Corte, di arrivare a differenziazioni irragionevoli.

 

(Claudio Perlini)


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