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IL CASO/ La "testa" di Formigoni mette d'accordo Berlusconi, Casini e Maroni

Pubblicazione:venerdì 12 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 12 ottobre 2012, 9.20

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Forse ci siamo. Non sarà quel progetto ampliamente condiviso, dal sapore – e dalla maggioranza – costituzionale; tuttavia, per lo meno, non resterà tutto uguale a prima. In commissione Affari costituzionali del Senato, la rediviva alleanza Pdl-Lega-Udc ha approvato un testo di riforma della legge elettorale che potrebbe anche giungere alla conclusione del proprio iter e vedere la luce. Pd e Idv hanno votato contro ma, almeno, non si dirà che il Parlamento, mentre il governo tecnico lavorava, se ne è stato completamente con le mani in mano. Tra le principali novità previste dal testo la reintroduzione delle preferenze e l’abbassamento al 12,5% del premio di maggioranza alla coalizione vincente. L'opinione di Marcello Sorgi.

Come valuta le nuove misure votate in Senato?

L'importanza del contenuto della legge è relativa perché potrebbe sempre essere cambiato in corso d’opera. Ciò che emerge è il dato politico, e consiste nel fatto che si è ricostituito, almeno in commissione, il centrodestra. Un centrodestra con l’Udc, assente ormai dalle elezioni del 2008. Si tratta di una piccola svolta, gravida di conseguenze.

Cosa ha smosso le acque?

Indubbiamente l’annuncio del ritiro di Berlusconi. Tuttavia, non essendo ancora possibile darlo per certo, non è detto che il fragile accordo raggiunto in Senato possa avere una prosecuzione alla Camera. Anche perché, alla Camera, Lega e Pdl non hanno la maggioranza.

Hanno bisogno dell’Udc.

Esatto. E’ evidente, quindi, che il partito di Casini ha offerto la sua disponibilità a far parte dell’alleanza in cambio delle preferenze e, soprattutto, del ritiro di Berlusconi. E, se la rinuncia non sarà effettiva, il tavolo delle trattative salterà inevitabilmente, mentre l’Udc tornerà più agguerrita che mai a dar battaglia al Pdl, facendosi forte del fatto che il suo leader è un imbroglione.

Eppure, Berlusconi, come è noto, disprezza il sistema delle preferenze. Perché, allora, il suo partito le ha accettate? Forse, è il segno che si tratta di un passo indietro reale?

Credo che Berlusconi, nella situazione in cui si trova, sia disposto a qualunque cosa pur di rimettere insieme il centrodestra, anche ad uscire dalla politica. Solo in questo modo ha qualche chance di scongiurare la vittoria del centrosinistra, data praticamente come certa, e la relegazione del suo partito all’opposizione. Per lui si tratterebbe della peggiore in assoluto delle ipotesi.

Perché?


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