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PREFERENZE "NO"/ La Loggia (Pdl): così rischiamo una nuova Tangentopoli

Pubblicazione:sabato 13 ottobre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

LEGGE ELETTORALE. La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato dopo mesi di impasse il testo base sulla legge elettorale. Il primo via libera (con 16 sì e 10 no) prevede un premio di governabilità fissato al 12,5% per la coalizione (da assegnare sia per la composizione della Camera, sia per quella del Senato), uno sbarramento per entrare in Parlamento fissato al 5%, che scende al 4% per i partiti che scelgono di coalizzarsi, e una ripartizione dei seggi su base circoscrizionale e non nazionale. Eppure, nonostante la fase di stallo sia stata finalmente superata, l’unanimità sembra ancora ben lontana dall’essere raggiunta: a creare le principali frizioni è la reintroduzione delle preferenze come metodo per scegliere gli eletti (un terzo tramite listini bloccati, 2 terzi da eleggere in circoscrizioni). Il Pd, continuando a percorrere la strada dei collegi uninominali maggioritari, confida nelle opposte vedute interne al Pdl per tentare di giungere a una sostanziale modifica del testo. Una quarantina di deputati del Popolo della Libertà, infatti, hanno stilato un documento indirizzato direttamente a Silvio Berlusconi e Angelino Alfano in cui elencano i diversi motivi per cui ritengono impensabile tornare alle preferenze. Tra i vari firmatari del testo, vi è anche il deputato del Pdl Enrico La Loggia, presidente della Commissione parlamentare per l'Attuazione del federalismo fiscale, contattato da IlSussidiario.net.  

Come mai si è detto contrario all’ipotesi preferenze? 

Personalmente, come anche tutti coloro che hanno firmato questo appello, considero le preferenze come il maggior elemento di inquinamento dell’attività politica. Questo perché, soprattutto in alcune zone del Paese, quelli di preferenza sono sostanzialmente voti di scambio. E’ un metodo di scelta che senza alcun dubbio abolirei per ogni tipo e grado di elezione.

Quali sono i rischi maggiori?

In particolare che la pressione delle varie "clientele" renda il deputato il risolutore di ogni singolo piccolo problema, quando invece dovrebbe essere, come prevede la Costituzione, il rappresentante dell’intera comunità nazionale chiamato a risolvere problemi di carattere nazionale e, ovviamente, anche quelli legati ai singoli territori. Purtroppo l’esperienza ci insegna che la prima Repubblica è crollata proprio attraverso le preferenze, le correnti interne ai partiti e quindi anche attraverso l’esigenza di finanziamento di queste. Ecco, tutto questo ha portato a Tangentopoli.

Crede si possa arrivare addirittura a uno scenario del genere?

Più volte abbiamo visto persone per bene che, nel momento in cui si trovano a correre con una sola preferenza, in cui un singolo voto può rappresentare l’elezione o la sconfitta, si rende disponibile a qualsiasi cosa pur di ottenere un voto in più. Per questo credo che il voto di preferenza porti solamente conseguenze negative. Vorrei inoltre ricordare che, tra tutti i Paesi occidentali, solo in Grecia esiste attualmente il voto di preferenza. Mi sembra davvero incredibile che tra tanti sistemi che potevamo prendere a modello, come quello tedesco o francese, stiamo andando a imitare quello del Paese che presenta la peggior situazione economica europea.

I recenti scandali dovrebbero quindi insegnarci qualcosa?


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