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DIETRO LE QUINTE/ Così Berlusconi e le coppie gay "preparano" il nuovo centro

Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini (Foto: Infophoto) Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini (Foto: Infophoto)

Lo smarrimento di Berlusconi (mezzo con Alfano e mezzo contro; mezzo con Formigoni e mezzo con Maroni e, sulla legge elettorale, mezzo a favore delle preferenze e mezzo che si terrebbe il Porcellum) è tutt’uno con l’attuale sbandamento e disaffezione dal voto dell’elettorato moderato, tanto che se non cambia qualcosa una sinistra più compatta alle urne è destinata a vincere a mani basse. Questo lo capiscono tutti, e in questi giorni si muovono tante cose per tentare di porvi rimedio. Si muove il gruppo dei cattolici di Todi (con il sostegno esterno di Emma Marcegaglia e la benedizione di Pierferdinando Casini) che fra qualche giorno dovranno mettere in campo la loro strategia. E cioè una lista di pieno sostegno a Monti, federata con l’Udc e in grado di assumere – negli auspici – la guida dei moderati, in collegamento con quel che resta del Pdl, o almeno con la parte che aderisce sinceramente al Ppe e si butta dietro senza incertezze ulteriori Berlusconi e il berlusconismo. In questa area, fra Todi e Casini, ma con un certo distacco verso i contenitori politici e maggiore propensione verso l’impegno governativo (nel caso Monti non fosse più disponibile) si muove anche Corrado Passera, che sta giocando da ministro la sua difficile scommessa sulla crescita e se dovesse riuscirvi sarà certamente l’uomo di maggiore peso della compagine di governo e con migliore appeal per giocare un ruolo importante anche in futuro.

Ma in campo c’è anche – sì, no, forse – Luca di Montezemolo, federato con l’iniziativa di Oscar Giannino (“Fermare il declino”). Impensabile però, allo stato, un pollaio in cui cantino insieme il gallo che è alla guida della Ferrari e la gallina di acciaio (sia detto senza intenzioni irridenti) che ne aveva preso il posto a Confindustria. I rapporti non buoni fra Montezemolo e Marcegaglia, infatti, sono ben noti e in questi ultimi mesi si è aggiunta anche un’incomunicabilità del presidente della Ferrari con Passera il quale – avendo avuto il coraggio di sporcarsi le mani con la concreta gestione, mentre l’altro manda ancora avanti gli analisti di ItaliaFutura – deve aver scatenato un processo di gelosia in Montezemolo, dopo le vacanze insieme di un tempo, di difficile gestione.

Casini dal canto suo sa che la macchina del suo partito è usurata e non aspira a rigenerarla. Spera solo che venga fuori un’iniziativa credibile al centro, da tutti questi movimenti, e conta di avere una immagine meno logorata rispetto a Berlusconi, sì da potercisi alleare. In questo quadro ritorna però centrale una capacità di iniziativa, coraggiosa quanto tardiva, nel fu-Pdl. Un’iniziativa che più avrà il coraggio, o la crudeltà, di lasciare per strada alleati ormai non più idonei alla causa e più potrà riguadagnare un spazio operativo, nel solco del Ppe, con nuovi compagni di strada. Su tutti gli esponenti del Pdl, tutti, pesano però gravi responsabilità del passato, anche recente. Ad esempio pesa l’aver teorizzato, al momento della cacciata di Fini, che quell’atto fosse finalizzato a “servire il popolo”, com’era scritto nel documento varato in quell’occasione, argomento troppo altisonante e degno di miglior causa rispetto all’obiettivo reale, e terra terra, di uniformarsi al capo nell’ambito di una resa di conti interna. Una bega che andava invece usata per aprire un processo di dibattito interno nel Pdl finché si era in tempo. Errori che pesano e si pagano.