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LEGGE ELETTORALE/ Muraro (Unipd): la soluzione? Un premio di maggioranza "alla veneta"

Pubblicazione:giovedì 18 ottobre 2012

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Chi invoca sistemi stranieri per opporsi al premio di maggioranza, non si rende conto che anch’essi in realtà contengono tale premio, ma lo contengono in maniera implicita e con un’efficacia che potrebbe risultare insufficiente o eccessiva. Meglio cercare di coniugare le diverse esigenze del sistema elettorale aprendo ad un esplicito premio di coalizione secondo una formula predeterminata che assicuri il raggiungimento dell’obiettivo, senza errori per difetto o per eccesso.

Le proposte che si stanno discutendo ora assicurano questo risultato?
Prendiamo in esame la proposta Malan, che non assicura affatto un simile risultato. Essa prevede il premio fisso del 12,5% dei seggi anche alla coalizione o lista di maggioranza relativa con meno del 37,5% dei voti, che quindi non arriverebbe alla maggioranza assoluta dei seggi e dovrebbe cercare alleanze post elettorali. D’altro lato, e soprattutto, se la coalizione o lista arrivasse al 54,1% dei voti (e anche a meno, se passasse la richiesta del Pd e del politologo Sartori di aumentare il premio fisso), arriverebbe con il premio ai due terzi del Parlamento; potrebbe così modificare a proprio piacimento la Costituzione, senza necessità di acquisire il consenso della minoranza e senza possibilità di fare appello al popolo attraverso referendum. Questo è un reale pericolo per la democrazia. Si può essere sicuri che nessuno dei proponenti vuole crearlo né lo ritiene realistico per la prossima legislatura. Ma esso resterebbe possibile per il futuro. E non ci si tranquillizzi con l’idea che la legge si potrebbe modificare in ipotesi di pericolo diventato realistico, perché sarebbe una contraddizione logica: quando i favori dell’elettorato si dovessero spostare nettamente a favore di una coalizione, i parlamentari a questa aderenti si opporrebbero alla modifica della legge. C’è dunque un’unica soluzione: promuovere, qui e subito, una reazione popolare che induca il Parlamento a rigettare la proposta in esame. 



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