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LEGGE ELETTORALE/ Muraro (Unipd): la soluzione? Un premio di maggioranza "alla veneta"

Pubblicazione:giovedì 18 ottobre 2012

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Non solo “preferenze sì”, “preferenze no”. Il dibattito sulla riforma elettorale si accende anche su altre caratteristiche del sistema adottato per la scelta della rappresentanza politica in Italia. Uno di questi, e non di secondaria importanza, riguarda il premio di maggioranza. Contro la sua istituzione, prima, ed ora contro la sua confermazione molti prendono ad esempio i sistemi stranieri. «A ben vedere, anche questi però contengono simile premio, sia pure con efficacia incerta e con il pericolo di concedere troppo», spiega Gilberto Muraro, professore ordinario di Scienze delle Finanza all'Università di Padova, interpellato da ilSussidiario.net. «Meglio l’esempio veneto di un premio di maggioranza variabile, calcolato in modo da assicurare la governabilità senza mettere in pericolo le garanzie per le minoranze: risultati che non sono affatto assicurati dal premio di maggioranza fisso in discussione al Senato».

Professore, ci spieghi innanzitutto cos’è il premio di maggioranza “alla veneta”.
Si immagini di chiedere a un computer di trovare una regola elettorale che generi una rappresentanza il più possibile espressiva della volontà popolare ma assicuri anche la governabilità del sistema nonché il rispetto delle garanzie costituzionali per la minoranza; il tutto a Costituzione vigente e quindi in regime parlamentare e non presidenziale. È da credere che il computer non consiglierebbe il maggioritario uninominale all’inglese né il doppio turno alla francese né il sistema pseudoproporzionale a piccole circoscrizioni alla spagnola e neppure il sistema misto tra uninominale e proporzionale alla tedesca (questi due ultimi con soglia di sbarramento contro i micropartiti). Consiglierebbe piuttosto, con gli opportuni adattamenti, un sistema ispirato alla regola elettorale della Regione Veneto (e forse anche di altre Regioni), in cui il Consiglio regionale nasce da un sistema proporzionale con soglia di sbarramento e con premio variabile alla coalizione di maggioranza relativa. Il premio è costituito da una quota di seggi che diminuisce al crescere dei voti ottenuti e che porta la coalizione vincente ad avere non meno del 55% e non più del 60% dei seggi. E ciò perché l’obiettivo non è la medaglia al primo ma è la maggioranza assoluta come base per un governo forte e stabile, senza peraltro regalare un quorum che consenta alla parte vincente di modificare da sola lo Statuto.

Pensa che questa sia la soluzione ottimale anche per le elezioni nazionali?


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