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MANOVRE A SX/ Caldarola: un patto Bersani-D'Alema per "espellere" i rottamatori

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Il Pd, come disse una volta D’Alema, è una “amalgama malriuscito” che può impazzire definitivamente se ciascuna componente tenta di tradurlo in una cosa propria: da una parte la sinistra lo vuole trasformare in un partito tutto socialista, dall'altra Renzi che vede invece un partito con forte ascendenza neodemocristiana. In questo senso la responsabilità che si sta assumendo Renzi è molto forte ma, già ponendo tali questioni, è ormai chiaro che è stato introdotto un elemento non di dibattito ma di lacerazione.

Come si inseriscono Idv e Sel nelle proposte messe in campo da Bersani e Renzi?

In questo momento credo che l’Idv sia sostanzialmente fuori dai giochi. Sia Bersani che D’Alema hanno a mio giudizio intenzione di estrometterlo, essenzialmente per due ragioni: innanzitutto a causa di una frattura con il Quirinale che il Pd non potrà mai assecondare e, in secondo luogo, in prospettiva di un dialogo con il mondo che fa capo a Casini, il quale non accetterebbe mai un rapporto di qualsiasi tipo con Di Pietro. Con Vendola esiste invece un tentativo di includerlo nel progetto: il leader di Sel ha inoltre di fronte a sé la scelta di proporre nei prossimi mesi al Pd una sorta di federazione, anche perché non credo che Sel possa ancora camminare a lungo sulle proprie sole gambe.

Bersani ha detto che "se la sera delle elezioni non c'è un vincitore, si rivà a votare dopo otto mesi. Da una situazione frantumata, balcanizzata, viene fuori Grillo e non il Monti bis". Cosa ne pensa?

La presenza di Grillo in Parlamento sarà comunque cospicua, anche se i sondaggi gli assegnano probabilmente più voti di quelli che effettivamente realizzerà. Non credo però che abbia ragione Bersani perché, se la situazione non dovesse dare un risultato certo, credo che sentiremmo tutti il bisogno di affidarci a un governo di più larga base parlamentare. Che a quel punto potrebbe essere guidato dallo stesso Monti.

Insomma, secondo lei qual è il Pd che gli elettori attualmente preferiscono?

Il Pd deve trovare la forza di parlare al Paese, mentre in queste settimane non sta facendo altro che parlare di sé stesso, dei propri leader e dei mandati parlamentari, il che non credo faccia moto piacere agli italiani. In secondo luogo i sondaggi dicono che non c’è una coalizione possibile che sia in grado di arrivare al 40%, quindi è chiaro che ci troviamo di fronte a una base parlamentare troppo fragile per il prossimo governo. In tutti i casi sono dell'idea che gli italiani, come è sempre accaduto nella storia di questo Paese, non si rivolgeranno al più rivoluzionario ma a quello che riuscirà a dare più rassicurazioni.

 

(Claudio Perlini) 


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