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LOMBARDIA/ Formigoni "cerca" il Pdl ma non lo trova

Pubblicazione:sabato 20 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 20 ottobre 2012, 15.26

Roberto Maroni con Angelino Alfano (InfoPhoto) Roberto Maroni con Angelino Alfano (InfoPhoto)

Ma non è tutto così semplice, i suoi competitor non sono poi davvero più in forma di lui. Innanzitutto sul fronte Lega, dove Maroni deve mettersi d’accordo con se stesso: vuole una Lega antimontiana che corra da sola e pulita? O vuole tornare a un accordicchio con il Pdl, che potrebbe essere smentito già alle Politiche? “Se Lega e Pdl si dividono in Lombardia, regalano la Lombardia alla sinistra, e lo vorrei evitare”, ha detto Maroni. Bene, ma dopo? Nessuno lo sa, Maroni nel weekend si farà incoronare leader della Lega da primarie interne e inutili. Ma intanto dice che parteciperebbe a quelle di coalizione. Insomma, sotto questo profilo, il problema tra Alfano e Maroni non è Formigoni. E’ Maroni.
Ma poi, soprattutto, “quale” Pdl? Decisamente non si sa. Allo stato attuale e nel clima di delirio che ha ormai invaso il partito, scommettere che il Pdl esisterà ancora tra qualche mese – se si votasse in primavera, con le politiche – è un azzardo. Con quale autonomia e potere reale Angelino Alfano rifiuta, da apparente posizione di forza, le ipotesi di Formigoni? E se davvero una parte del Pdl pensa a un candidato al Pirellone come Gabriele Albertini, perfetto ponte con i centristi (si parla di abboccamenti siciliani tra Alfano e Casini), come si concilia con l’altra parte del Pdl che guarda invece alla Lega? Dr. Jackyll e Mr Hyde, esattamente come il suo sempre più indecifrabile capo Silvio Berlusconi, il Pdl deve risolvere i suoi interrogativi, e deve farlo in fretta. In Lombardia, Alfano deve inoltre decidere se gli convenga di più Formigoni al fianco, o contro. Anche se i conti sull’elettorato di Formigoni, non li può fare nemmeno Formigoni. E’ in questa situazione che il Governatore ferito – al netto di tutti i personalismi – può giocare la sua partita per far sì, supponendo che sia questo il suo intento, che il centrodestra moderato che arriverà dopo di lui non sperperi in un battibaleno la sua eredità.



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