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LOMBARDIA/ Formigoni, Cl, il potere e la profezia di quella "lettera"

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Roberto Formigoni (InfoPhoto)  Roberto Formigoni (InfoPhoto)

Per di più, manca ancora l’essenziale. Il dato più rilevante è che il movimento costituito da don Giussani, proprio in conseguenza della convinzione che lo anima, è un cantiere in attività costante, una vera e propria postazione di servizio della Chiesa dove ogni giorno arrivano persone profondamente e totalmente secolarizzate, che sanno magari poco o nulla del nuovo catechismo o delle analisi ratzingeriane, ma sono solo colpite da una vita, una sensibilità, un entusiasmo e una compassione oltre misura. Nulla di più, ma nemmeno nulla di meno. Comunione e liberazione non è l’armata dei santi di Cromwell ma vive nel lievito e nella risacca della società secolare, è una realtà che nasce dalla ricerca laica di un senso all’esistenza che si dimostri capace di reggere anche quando tutto sembra crollare, anche quando la miseria morale sembra prevalere e “la nottata”, proprio come il vertiginoso degrado politico e culturale di questi ultimi anni, tarda a “passare”. 

L’intervento di Julián Carrón costituisce pertanto un documento rilevante per capire la portata reale dell’eredità ecclesiale di don Giussani. Tutto ciò che smuove ed anima Cl (Formigoni incluso) è dentro quelle parole. Quando Carrón ipotizza che il movimento di Cl abbia peccato di superficialità fornendo pretesti per alimentare il fraintendimento che si ostina a vederla unicamente come una lobby di potere, pone sul tavolo l’argomento più importante: quello della percezione ancora troppo debole di un’eredità ecclesiale, quindi morale e sociale, che resta sempre il reale termine di paragone con il quale confrontarsi. Se Cl non è l’esercito dei santi ma un movimento di laici colpiti dal fatto cristiano e in costante scoperta delle conseguenze personali e sociali che ne derivano, il problema non è l’errore, vero o presunto, che si può ingenerare nelle attività concrete (anche se spesso deflagrante nei suoi effetti) ma la testimonianza mancata o comunque insufficiente. E la testimonianza è tanto più debole quanto più è forte la tentazione di una “riuscita puramente umana”. 

È evidente come la meta additata da Carrón non c’entra nulla con la campagna di indignazione morale (o moralistica) che tanto alimenta le colonne dei giornali, ma mira molto più in alto. Abbandonare la tentazione dell’egemonia (il termine è di Gramsci) a favore della testimonianza, non è un obiettivo minimo, ma la meta più alta del cristiano che si cela dietro ogni attività: quella di chi è cosciente che tutto quello che riesce a fare è semplicemente opera di un Altro. 



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COMMENTI
22/10/2012 - articolo Abruzzese (maria gonano)

Grazie, è bello stare insieme così, non è possibile alcuna strumentalizzazione. Perché il fondamento è irriducibile. Leo Aletti

 
22/10/2012 - Grazie Abbruzzese, ma... (Gianluca Lapini)

Caro Abbruzzese, la ringrazio molto del suo lucidissimo intervento e dell’occasione che esso fornisce di rileggere l’intervento del 1 maggio di Julian Carron. Devo confessare che nonostante la lunga frequentazione ciellina sono uno di quelli che non avevano a suo tempo capito molto l’intervento di Carron, non tanto per quel che dice (anche se su certi punti mi sembra che il suo linguaggio da sociologo sia laicamente più chiaro), che corrisponde perfettamente a quanto in CL ci siamo sempre sentiti dire, quanto per quel moto istintivo di ripulsa che mi aveva suscitato il vedere quell’intervento indirizzato proprio a Repubblica. Ripulsa che, se mi metto nei panni di semplice cittadino, l’evolversi degli avvenimenti di questi ultimi mesi non ha per niente cancellato, che anzi mi sembra ancora più pressante trovare un modo, per una esperienza di vero consenso democratico popolare, come quella che ha portato alle successive rielezioni di Roberto Formigoni, di difendersi dallo strapotere e dall’arbitro di giornalisti e magistrati. Certo, sanzionando quello che nei comportamenti di chi abbiamo eletto a governarci abbia eventuale e vero rilievo penale, ma senza consegnarsi mani legate a “caste” a cui non si nemmeno la libertà di negare il proprio povero voto.

 
22/10/2012 - Tutt'ora... (alcide gazzoli)

"Don Giussani....NE E' TUTT'ORA IL CUORE E L'ANIMA". Ma chi al mondo in questo preciso istante può dire la stessa cosa di qualcosa che gli sia successo? Come dire:" c'è il sole, adesso!". Grazie Abruzzese.