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Politica

LOMBARDIA/ Formigoni, Cl, il potere e la profezia di quella "lettera"

Roberto Formigoni (InfoPhoto)Roberto Formigoni (InfoPhoto)

Dinanzi a questa strada Carrón compie pertanto la scelta più importante che un credente possa fare: quella di un costante ritorno alla fonte di tutto, a prescindere. Anche qualora le accuse dovessero un giorno dimostrarsi infondate e dovesse emergere la trama delle complicità che le hanno alimentate, non c’è fin d’ora recupero migliore e più autentico di quello che, sempre e comunque, parte da un riconoscimento di costante inadeguatezza dinanzi a ciò che si è incontrato. Un’inadeguatezza le cui conseguenze non sono quelle che vengono stigmatizzate sulla stampa (non senza una punta di malcelato fariseismo) bensì quelle, molto più gravi, di una testimonianza poco visibile e quindi di un naufragio della ragione ultima di qualsiasi impegno cristiano.

Riconoscere i propri limiti, e quindi gli errori ai quali ci si espone, è tanto più possibile, autentico ed efficace, quanto più è forte il legame che vincola i seguaci di don Giussani al momento iniziale, quello dell’incontro con un principio rifondatore concretizzatosi in una persona in carne e ossa, diventato parola e gesto d’uomo. Non si tratta, come erroneamente molti commentatori hanno chiosato, di una questione di strategia, ma di una premessa realistica indispensabile. Tutta la dinamica di Cl è attraversata dal timore che la necessaria vita attiva che consegue dall’incontro si faccia divorare dalle logiche organizzative e di struttura, per finire con l’essere opaca e non lasciar più trasparire l’origine dalla quale ha avuto inizio. In tal senso persino gli attacchi, le provocazioni e le derisioni, sono un’occasione preziosa per tornare alle origini ed ai fondamenti primi, recuperando il senso di un intero percorso, traendo il meglio da ciò che appare banale e deprimente. La sortita di Carrón, in tal senso, non costituisce un’eccezione: nella storia della Chiesa è la regola, ed è anche la ragione dell’incredibile e continua giovinezza di quest’ultima.    

 

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COMMENTI
22/10/2012 - articolo Abruzzese (maria gonano)

Grazie, è bello stare insieme così, non è possibile alcuna strumentalizzazione. Perché il fondamento è irriducibile. Leo Aletti

 
22/10/2012 - Grazie Abbruzzese, ma... (Gianluca Lapini)

Caro Abbruzzese, la ringrazio molto del suo lucidissimo intervento e dell’occasione che esso fornisce di rileggere l’intervento del 1 maggio di Julian Carron. Devo confessare che nonostante la lunga frequentazione ciellina sono uno di quelli che non avevano a suo tempo capito molto l’intervento di Carron, non tanto per quel che dice (anche se su certi punti mi sembra che il suo linguaggio da sociologo sia laicamente più chiaro), che corrisponde perfettamente a quanto in CL ci siamo sempre sentiti dire, quanto per quel moto istintivo di ripulsa che mi aveva suscitato il vedere quell’intervento indirizzato proprio a Repubblica. Ripulsa che, se mi metto nei panni di semplice cittadino, l’evolversi degli avvenimenti di questi ultimi mesi non ha per niente cancellato, che anzi mi sembra ancora più pressante trovare un modo, per una esperienza di vero consenso democratico popolare, come quella che ha portato alle successive rielezioni di Roberto Formigoni, di difendersi dallo strapotere e dall’arbitro di giornalisti e magistrati. Certo, sanzionando quello che nei comportamenti di chi abbiamo eletto a governarci abbia eventuale e vero rilievo penale, ma senza consegnarsi mani legate a “caste” a cui non si nemmeno la libertà di negare il proprio povero voto.

 
22/10/2012 - Tutt'ora... (alcide gazzoli)

"Don Giussani....NE E' TUTT'ORA IL CUORE E L'ANIMA". Ma chi al mondo in questo preciso istante può dire la stessa cosa di qualcosa che gli sia successo? Come dire:" c'è il sole, adesso!". Grazie Abruzzese.