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MANOVRE/ Quel matrimonio misto tra Renzi e Grillo

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

Le vere novità della prossima campagna elettorale saranno dunque i risultati che Grillo e Renzi rispettivamente conseguiranno. Come ha detto Verderami, Renzi ha comunque vinto giacché dopo le primarie il Pd avrà cambiato natura e si sarà trasformato in un’aggregazione liberaldemocratica senza alcun rapporto con la sua tradizione sociale. Un Renzi eventualmente battuto nella competizione diretta con Bersani resterà infatti il punto di riferimento centrale di un’aggregazione − sotto l’eventuale sigla del Pd − che non ha esitato ad approvare le politiche di Marchionne e il sostegno ai grandi gruppi finanziari. 

Per capire il significato di questa grossa novità − rappresentata oltre che dall’assenteismo, da Grillo e da Renzi − bisogna provare ad uscire dalla polemica spiccia sul populismo antipolitico e sulle ispirazioni fascistoidi per affrontare il vero tema che è sotteso dall’attuale scontro: il rapporto fra le generazioni. 

Il tema del rapporto tra genitori e figli, e più in generale il rapporto tra le generazioni, alimenta un dibattito che sembra non trovare mai alcuna risposta adeguata. Gramsci era molto attento alle rivolte giovanili e giustamente, al di là del merito delle questioni sollevate dalle nuove generazioni, affermava che l’insorgenza del conflitto metteva in evidenza una inadeguatezza dei rapporti sociali esistenti che certamente non sapevano contenere e trasformare il confuso movimento degli studenti. Il fatto è che un conflitto generazionale senza contenuti di proposta politica in cui soltanto l’età diventa titolo per candidarsi è di per sé un segno culturalmente reazionario. 

La pretesa di partire da zero e il culto del nuovismo autoreferenziale è sempre il segno del persistere di una fantasia onnipotente di carattere narcisistico-infantile. Già da molti decenni la rivolta dei figli contro i padri è diventata un connotato ricorrente della lotta politica e mai come questa volta l’idea di rottamazione ne rende esplicite le tendenze distruttive per l’intera collettività. Chiunque abbia un po’ di esperienza delle dinamiche psichiche sa che la volontà di uccidere i padri è una fase quasi insopprimibile dell’adolescenza e della crescita umana. Farne però un messaggio politico comporta effetti devastanti nei rapporti interpersonali e nei rapporti fra le generazioni. 

Il problema che Renzi deve affrontare non è dunque se la sua campagna elettorale abbia una tonalità che la fa apparentare a certi aspetti della propaganda fascistoide − che inneggia ad un ordine che nasce dal nulla − senza alcuna legittimazione nella tradizione del gruppo di appartenenza. Ciò che deve indurre Renzi a riflettere, e così tutti coloro che lo sostengono, è se si può costruire una politica del futuro sul rancore verso i padri e sull’invidia verso il loro potere. 

La rottamazione è un gesto senza futuro, un puro annichilimento di ciò che ci troviamo di fronte senza speranza di trasformazione. Nella misura in cui la rottamazione è cancellazione del passato, essa è anche negazione del futuro. Sotto questo profilo la candidatura di Renzi può raccogliere emozioni e consensi che sono presenti in larga parte della nostra società giovanile. Chi lo segue non si rende conto di partecipare a un rito funebre e cioè alla sepoltura di ogni memoria dello sforzo umano che nei millenni del nostro passato hanno strutturato il nostro senso di stare al mondo. 


COMMENTI
25/10/2012 - Risposta (Gabriele Vanoni)

Gentile Prof. Barcellona, Grazie per la risposta esaustiva e la puntualizzazione. Probabilmente ha ragione nell'analisi della campagna e sicuramente gode di un punto di vista più ravvicinato del mio. Probabilmente posso chiarire la mia considerazione dicendo che si riferiva più a quello che potrà succedere una volta finiti i toni e le beghe elettorali. A fronte di un ipotetico governo dell'uno o dell'altro, credo (o meglio, è la mia speranza) che Renzi goda di un vantaggio nell'appartenenza ad una seppur confusa e tribolata tradizione politica, che possibilmente stempererà il "nuovismo" di cui giustamente parla. Cosa che invece nel caso di un comico genovese consigliato da un complottista risulta un po' più difficile. La ringrazio della risposta e del breve ma interessante scambio di opinioni. Gabriele

 
24/10/2012 - distinzioni (Gabriele Vanoni)

L'articolo è molto interessante, ma non condivido la tesi di fondo (Renzi = Grillo) perché pur non essendo né un Renziano né un Grillino, ho la sensazione che si tratti di due fenomeni simili nelle origini (il vaffa..) ma molto diversi nella soluzione. Grillo rappresenta il nulla, non va oltre il "vaffa" e parte dall'illusione che la capacità individuale sia sufficiente, senza storia e tradizione (di cui si parla anche nell'articolo). Renzi, d'altra parte, mi sembra una situazione più interessante. Non credo sia un caso che in questi gg. stia portando avanti, almeno nei canali ufficiali (non so nelle piazze), il tentativo di staccarsi dall'idea di "rottamazione" (che lui stesso ha definito volgare) e anzi di appoggiarsi al concetto di "ritorno alle origini" del Pd (se di origini si può parlare, essendo un partito così recente). Che si condividano o no le idee, mentre Grillo nasconde un approccio fondamentalmente distruttivo e quasi "fascista" della politica, Renzi cerca di riallacciarsi ad un'idea di società. Debole, traballante, utopica, discutibile quanto si vuole, ma sicuramente più delineata. Il programma parla di tante cose che non condivido ma anche di altre, come sussidiarietà, che sicuramente lasciano spazio ad un possibile dialogo con la storia e con le altre tradizioni del nostro paese. Che dall'altra parte, almeno per ora, sembra francamente impossibile. Il tutto, ovviamente, sulla carta. Potrei sbagliarmi, ma questa è la mia impressione dall'estero. Grazie.

RISPOSTA:

Caro lettore, intanto un grazie per l'attenzione mostrata nella lettura del mio testo, tuttavia insisto nell'analogia Renzi-Grillo nonostante le sue osservazioni siano sicuramente da prendere in considerazione. Sebbene l'operazione di Renzi si presenti più complessa di una pura rottamazione del passato, credo che per giudicarne il significato bisogna coglierne il nucleo essenziale e il suo impatto sull'opinione pubblica. Le parole non hanno mai un significato fuori dal contesto storico-sociale in cui si iscrivono. La parola "rottamazione", la sua risonanza e accoglienza da alcune parti politiche permettono di coglierne un messaggio univoco: azzerare la vita politica facendo "piazza pulita" di partiti, dirigenti e intellettuali che nel bene e nel male hanno rappresentato la tradizione. Per Renzi il consenso si basa sull'eliminazione di ogni distinzione contenutistica tra destra e sinistra: ciò che conta è il dato anagrafico. Una teoria politica del "nuovismo" con la sua idea fondativa che un nuovo inizio presuppone la cancellazione di un passato riducibile interamente a corruzione e compromessi di potere. Tipica ideologia del novecento che ha avuto sempre come esito una delegittimazione della politica e delle istituzioni. Per Renzi e Grillo il rinnovamento si riduce a mero mutamento generazionale senza alcuna proposta discriminante sui temi della vita pubblica: dalla bioetica alla drammatica disoccupazione giovanile. Non amano le regole che organizzano le forme di espressione del consenso ma si indirizzano genericamente a un popolo disorientato con una comunicazione di tipo populista-plebiscitario: solo un grande urlo contro un establishment privo di risorse morali e di proposte politiche. PB