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Politica

MANOVRE/ Quel matrimonio misto tra Renzi e Grillo

Beppe Grillo (InfoPhoto)Beppe Grillo (InfoPhoto)

Io non intendo contrastare Renzi o Grillo perché attaccano così volgarmente personalità della storia di questo Paese. Ma proprio per questo Renzi e Grillo non si combattono demonizzandoli ma riducendoli a una dimensione del “negativo” che è sempre presente nella vicenda umana, e rivendicando contro il loro nichilismo pratico il diritto degli uomini di ricominciare a sognare perché sognare è ciò che più specificamente definire l’essere umano.

La democrazia è la pubblicazione dei sogni e non il triste rigurgito dei rancori nascosti. In nome dei sogni si può anche soffrire. I sogni sono il terreno della speranza perché essi non sono pure fantasticherie, ma tentativo incompiuto di ritrovare se stessi attraverso la narrazione della propria vita. La rottamazione invece distrugge il racconto e non permette di sognare.

 

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COMMENTI
25/10/2012 - Risposta (Gabriele Vanoni)

Gentile Prof. Barcellona, Grazie per la risposta esaustiva e la puntualizzazione. Probabilmente ha ragione nell'analisi della campagna e sicuramente gode di un punto di vista più ravvicinato del mio. Probabilmente posso chiarire la mia considerazione dicendo che si riferiva più a quello che potrà succedere una volta finiti i toni e le beghe elettorali. A fronte di un ipotetico governo dell'uno o dell'altro, credo (o meglio, è la mia speranza) che Renzi goda di un vantaggio nell'appartenenza ad una seppur confusa e tribolata tradizione politica, che possibilmente stempererà il "nuovismo" di cui giustamente parla. Cosa che invece nel caso di un comico genovese consigliato da un complottista risulta un po' più difficile. La ringrazio della risposta e del breve ma interessante scambio di opinioni. Gabriele

 
24/10/2012 - distinzioni (Gabriele Vanoni)

L'articolo è molto interessante, ma non condivido la tesi di fondo (Renzi = Grillo) perché pur non essendo né un Renziano né un Grillino, ho la sensazione che si tratti di due fenomeni simili nelle origini (il vaffa..) ma molto diversi nella soluzione. Grillo rappresenta il nulla, non va oltre il "vaffa" e parte dall'illusione che la capacità individuale sia sufficiente, senza storia e tradizione (di cui si parla anche nell'articolo). Renzi, d'altra parte, mi sembra una situazione più interessante. Non credo sia un caso che in questi gg. stia portando avanti, almeno nei canali ufficiali (non so nelle piazze), il tentativo di staccarsi dall'idea di "rottamazione" (che lui stesso ha definito volgare) e anzi di appoggiarsi al concetto di "ritorno alle origini" del Pd (se di origini si può parlare, essendo un partito così recente). Che si condividano o no le idee, mentre Grillo nasconde un approccio fondamentalmente distruttivo e quasi "fascista" della politica, Renzi cerca di riallacciarsi ad un'idea di società. Debole, traballante, utopica, discutibile quanto si vuole, ma sicuramente più delineata. Il programma parla di tante cose che non condivido ma anche di altre, come sussidiarietà, che sicuramente lasciano spazio ad un possibile dialogo con la storia e con le altre tradizioni del nostro paese. Che dall'altra parte, almeno per ora, sembra francamente impossibile. Il tutto, ovviamente, sulla carta. Potrei sbagliarmi, ma questa è la mia impressione dall'estero. Grazie.

RISPOSTA:

Caro lettore, intanto un grazie per l'attenzione mostrata nella lettura del mio testo, tuttavia insisto nell'analogia Renzi-Grillo nonostante le sue osservazioni siano sicuramente da prendere in considerazione. Sebbene l'operazione di Renzi si presenti più complessa di una pura rottamazione del passato, credo che per giudicarne il significato bisogna coglierne il nucleo essenziale e il suo impatto sull'opinione pubblica. Le parole non hanno mai un significato fuori dal contesto storico-sociale in cui si iscrivono. La parola "rottamazione", la sua risonanza e accoglienza da alcune parti politiche permettono di coglierne un messaggio univoco: azzerare la vita politica facendo "piazza pulita" di partiti, dirigenti e intellettuali che nel bene e nel male hanno rappresentato la tradizione. Per Renzi il consenso si basa sull'eliminazione di ogni distinzione contenutistica tra destra e sinistra: ciò che conta è il dato anagrafico. Una teoria politica del "nuovismo" con la sua idea fondativa che un nuovo inizio presuppone la cancellazione di un passato riducibile interamente a corruzione e compromessi di potere. Tipica ideologia del novecento che ha avuto sempre come esito una delegittimazione della politica e delle istituzioni. Per Renzi e Grillo il rinnovamento si riduce a mero mutamento generazionale senza alcuna proposta discriminante sui temi della vita pubblica: dalla bioetica alla drammatica disoccupazione giovanile. Non amano le regole che organizzano le forme di espressione del consenso ma si indirizzano genericamente a un popolo disorientato con una comunicazione di tipo populista-plebiscitario: solo un grande urlo contro un establishment privo di risorse morali e di proposte politiche. PB