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MANOVRE/ Quel matrimonio misto tra Renzi e Grillo

Un filo unitario unisce coloro che non hanno intenzione di andare a votare con la massa dei seguaci di Grillo e con l’esplosione di Renzi. Con quali conseguenze? PIETRO BARCELLONA

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

È veramente patetico vedere in una trasmissione di dibattito politico Renato Schifani e Pierferdinando Casini proporre all’attenzione degli italiani e dei futuri elettori il lancio di una costituente dei moderati che, assumendo come proprio programma l’agenda Monti, si candida a guidare il rinnovamento italiano rispetto agli schieramenti tradizionali. Non intendo commentare il contenuto programmatico di un futuro partito che rinvia all’agenda di un governo esistente, ma sottolineare l’evidente ignoranza di quanto sta accadendo nel Paese che sicuramente, al di là delle intenzioni di ciascuno, sancirà la fine della seconda Repubblica e la nascita di qualche cosa che appare assai simile ad un oggetto misterioso.

Purtroppo, a riprova della distanza tra il linguaggio dei politici di professione e la realtà del Paese basterebbe sottolineare che da mille fonti diverse, sondaggi e inchieste, risulta ormai acquisito ai dati di realtà che tra assenteisti e nuovi orientamenti nascenti nell’ambito di ciò che già esiste, quasi i due terzi degli elettori italiani non si ritrovano nelle sigle dei partiti che si preparano alla competizione elettorale. Non c’è un’analisi degna di questo nome dei movimenti dell’opinione pubblica, che non sia determinata dal dilagare degli scandali ad ogni livello della vita istituzionale. Le stesse iniziative elettorali prendono le mosse proprio dalla situazione di degrado delle attuali forze politiche. 

Mi stupisce che neppure commentatori intelligenti, come Ilvo Diamanti, abbiano colto il filo unitario che unisce in un unico blocco coloro che non hanno intenzione di andare a votare con la massa dei seguaci di Grillo e con l’esplosione di Renzi all’interno dell’unico partito che ancora sembra mostrare le sembianze di un’aggregazione politica di tipo tradizionale. Come si fa a non vedere che una profonda ispirazione comune unifica il fronte di quanti comunque usano la rabbia e il rancore contro l’attuale classe dirigente come una leva profonda di svolta nella vita nazionale? Mi ha stupito ad esempio ascoltare autorevoli commentatori sostenere che mentre Renzi rappresenterebbe una soluzione innovativa e moderna alla crisi del sistema politico italiano, Grillo sarebbe invece un fenomeno estemporaneo di antipolitica gestito da un comico che vive dello scandalismo e dell’aggressione all’attuale classe dirigente. Sono convinto che queste tre future componenti del voto - la massiccia astensione, il sicuro successo del grillismo e l’affermazione di Renzi nell’arena del centrosinistra - hanno in comune una carica eversiva del sistema di cui non si riesce a predeterminare i percorsi futuri.

Grillo e Renzi possono superficialmente apparire persino come antagonisti mentre, a ben considerare, sono facce della stessa medaglia che ritiene ormai improponibile il perpetuarsi delle forme di partito che hanno caratterizzato la vita della seconda Repubblica, e che pensa in termini radicali sia le forme di partecipazione sociale alle scelte politiche sia le forme di governo adeguate a questa fase della storia del Paese. Il punto comune a Renzi come a Grillo è che l’attuale classe politica non ha più alcuna legittimazione e che deve necessariamente essere sostituita al più presto da una nuova generazione che non ha subito le compromissioni e le contaminazioni della precedente. Il dato generazionale è diventato così una sorta di certificato di indipendenza, onestà ed efficienza rispetto ad un ceto politico moribondo che si affanna a difendere il proprio spazio particolare senza più alcuna visione di insieme. Il vaff...è lo slogan unificante di un’intera generazione che scende in campo col fermo proposito di rispedire a casa l’intero establishment che ha fin qui gestito la transizione fra la prima e la seconda Repubblica.


COMMENTI
25/10/2012 - Risposta (Gabriele Vanoni)

Gentile Prof. Barcellona, Grazie per la risposta esaustiva e la puntualizzazione. Probabilmente ha ragione nell'analisi della campagna e sicuramente gode di un punto di vista più ravvicinato del mio. Probabilmente posso chiarire la mia considerazione dicendo che si riferiva più a quello che potrà succedere una volta finiti i toni e le beghe elettorali. A fronte di un ipotetico governo dell'uno o dell'altro, credo (o meglio, è la mia speranza) che Renzi goda di un vantaggio nell'appartenenza ad una seppur confusa e tribolata tradizione politica, che possibilmente stempererà il "nuovismo" di cui giustamente parla. Cosa che invece nel caso di un comico genovese consigliato da un complottista risulta un po' più difficile. La ringrazio della risposta e del breve ma interessante scambio di opinioni. Gabriele

 
24/10/2012 - distinzioni (Gabriele Vanoni)

L'articolo è molto interessante, ma non condivido la tesi di fondo (Renzi = Grillo) perché pur non essendo né un Renziano né un Grillino, ho la sensazione che si tratti di due fenomeni simili nelle origini (il vaffa..) ma molto diversi nella soluzione. Grillo rappresenta il nulla, non va oltre il "vaffa" e parte dall'illusione che la capacità individuale sia sufficiente, senza storia e tradizione (di cui si parla anche nell'articolo). Renzi, d'altra parte, mi sembra una situazione più interessante. Non credo sia un caso che in questi gg. stia portando avanti, almeno nei canali ufficiali (non so nelle piazze), il tentativo di staccarsi dall'idea di "rottamazione" (che lui stesso ha definito volgare) e anzi di appoggiarsi al concetto di "ritorno alle origini" del Pd (se di origini si può parlare, essendo un partito così recente). Che si condividano o no le idee, mentre Grillo nasconde un approccio fondamentalmente distruttivo e quasi "fascista" della politica, Renzi cerca di riallacciarsi ad un'idea di società. Debole, traballante, utopica, discutibile quanto si vuole, ma sicuramente più delineata. Il programma parla di tante cose che non condivido ma anche di altre, come sussidiarietà, che sicuramente lasciano spazio ad un possibile dialogo con la storia e con le altre tradizioni del nostro paese. Che dall'altra parte, almeno per ora, sembra francamente impossibile. Il tutto, ovviamente, sulla carta. Potrei sbagliarmi, ma questa è la mia impressione dall'estero. Grazie.

RISPOSTA:

Caro lettore, intanto un grazie per l'attenzione mostrata nella lettura del mio testo, tuttavia insisto nell'analogia Renzi-Grillo nonostante le sue osservazioni siano sicuramente da prendere in considerazione. Sebbene l'operazione di Renzi si presenti più complessa di una pura rottamazione del passato, credo che per giudicarne il significato bisogna coglierne il nucleo essenziale e il suo impatto sull'opinione pubblica. Le parole non hanno mai un significato fuori dal contesto storico-sociale in cui si iscrivono. La parola "rottamazione", la sua risonanza e accoglienza da alcune parti politiche permettono di coglierne un messaggio univoco: azzerare la vita politica facendo "piazza pulita" di partiti, dirigenti e intellettuali che nel bene e nel male hanno rappresentato la tradizione. Per Renzi il consenso si basa sull'eliminazione di ogni distinzione contenutistica tra destra e sinistra: ciò che conta è il dato anagrafico. Una teoria politica del "nuovismo" con la sua idea fondativa che un nuovo inizio presuppone la cancellazione di un passato riducibile interamente a corruzione e compromessi di potere. Tipica ideologia del novecento che ha avuto sempre come esito una delegittimazione della politica e delle istituzioni. Per Renzi e Grillo il rinnovamento si riduce a mero mutamento generazionale senza alcuna proposta discriminante sui temi della vita pubblica: dalla bioetica alla drammatica disoccupazione giovanile. Non amano le regole che organizzano le forme di espressione del consenso ma si indirizzano genericamente a un popolo disorientato con una comunicazione di tipo populista-plebiscitario: solo un grande urlo contro un establishment privo di risorse morali e di proposte politiche. PB