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SCENARIO/ Buttiglione (Udc): pronti a sciogliere il partito per la “casa dei moderati”

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Posto che alle elezioni si andrà separati, pensiamo che con il Pd si possa fare un pezzo di strada insieme, data l’emergenza. Sel, per condividere quanto sin qui detto, dovrebbe contraddire se stessa.

Al di là degli ideali condivisi, quale dovrebbe essere la base programmatica del nuovo progetto?

Nel mio ultimo saggio, La sfida - Far politica al tempo della crisi (Rubettino, 2012), ho avanzato una proposta di programma. Che parte, anzitutto, dalla disamina della crisi. Una crisi finanziaria, nata dal relativismo economico originatosi nelle banche e fondato sul relativismo etico di cui parla Benedetto XVI. Ma non solo. In un mondo globalizzato, ove sono state abbattute le barriere doganali, subiamo la concorrenza di chi, come la Cina, dispone di infinita manodopera mentre da noi nessuno vuol far più lavori manuali.

Quindi, quali sono i passi da fare?

Abbiamo bisogno di un drastico adeguamento del nostro sistema produttivo estremamente ampio - è il secondo d’Europa - ma anche estremamente obsoleto. Che produce, quindi, posti di lavoro a scarsa qualificazione, che gli italiani non vogliono e che, spesso, vanno agli immigrati. Per uscire da questa situazione, dobbiamo avere la capacità di fare sacrifici, con l’obiettivo di entrare nell’economia della conoscenza: nuovi materiali, nuove fonti d’energia, nanotecnologie, biotecnologie e via dicendo. Occorre, quindi, creare posti di lavoro, con salari più alti, e ad alto contenuto tecnologico. È l’unica maniera per sperare di essere noi a esportare in Cina, e non viceversa. La Cina, tuttavia, potrà continuare a farci concorrenza sul fronte del costo della sua manodopera. La difesa dei diritti dei lavoratori in Cina non solo fa parte dei nostri principi, ma anche dell’interesse dei lavoratori italiani. 

Come quindi conciliare i due interessi?

Dobbiamo chiedere all’Europa di impegnarsi, a livello mondiale, nella difesa dei diritti dei lavoratori a livello globale. L’Europa, inoltre, dovrà farsi promotrice di un massiccio intervento di spesa per migliorare la propria capacità competitiva. Non nell’ottica delle teorie keynesiane classiche - che creavano posti di lavoro fittizi per alimentare la domanda -, ma creando infrastrutture secondo una modalità che assume le forme dei centri di ricerca avanzata, delle università di qualità, della digitalizzazione. In quest’ottica, anche il Sud avrà modo di giocarsi le proprie carte.



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