BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

DOPO BERLUSCONI/ Le primarie del Pdl regalano la vittoria a Grillo e al Pd

Beppe Grillo (InfoPhoto)Beppe Grillo (InfoPhoto)

Ma qui di otri nuovi non se ne vedono all’orizzonte. Il giorno prima il segretario del Pdl Angelino Alfano, intervenendo a Norcia ai lavori di Magna Carta - la fondazione di Quagliariello, Roccella, Sacconi e Mantovano - aveva annunciato una nuova squadra di dirigenti del Pdl in arrivo. Un discorso coraggioso, ma anche altamente lacunoso sul piano dell’autocritica: «Se mi chiedete se abbiamo fatto tutto quel che ci ripromettevamo vi rispondo di no; ma se mi chiedete se ce l’abbiamo messa tutta rispondo di sì», è stato il ragionamento un po’ auto-assolutorio di Alfano a Norcia. Peccato, gli si potrebbe replicare, che il “lodo” che porta il suo cognome evochi un impegno profuso - è vero - senza risparmio di energie, non certo però per portare a casa, che so, un aiuto per le famiglie numerose, o magari un sostegno per i centri di aiuto alla vita, me per questioni di tutt’altro tipo. Sono certo che questa autocritica non sia assente nell’immaginario del segretario del Pdl, che non a caso ha deciso una robusta sterzata nei toni e nell’organigramma, ma - da persona mite e leale quale è - fa prevalere il sentimento della gratitudine verso chi ha creduto da sempre in lui, e rinnegare Berlusconi oggi sarebbe davvero di cattivo gusto, da parte sua.

In questo quadro apparentemente autogiustificatorio, però, il rischio è che il passo indietro di Berlusconi - gesto altamente responsabile, il suo, che fa il paio con quello che consentì il varo del governo Monti - invece di aprire una fase nuova rischi di sancire solo l’epilogo della vecchia, senza che si intraveda una via d’uscita, proprio per via di quella autocritica che stenta a venir fuori apertamente ai massimi livelli del Pdl. Ma come si può pensare che tante energie nuove provenienti dalle file cattoliche dopo Todi, o quelle reclutate da Oscar Giannino con “Fermiamo il declino”, o quelle che fanno capo a Montezemolo, o altre personalità del governo, penso a Corrado Passera, o personalità non ancora in campo (come Emma Marcegaglia) vadano a puntellare un Pdl conciato così male e con tanti insuperati problemi?

Non si può non ricordare che stiamo parlando di un partito che per quasi 20 anni si è riunito a casa del “capo” come fosse una cosa normale per un partito democratico, e non invece un’anomalia tutta italiana guardata con ilarità e meraviglia all’estero. Un partito che non offre, insomma, le credenziali migliori per promuovere al suo interno un processo che - se l’obiettivo non è quello di perdere le elezioni conservando per sé la guida dell’opposizione  - si apra ai tanti cattolici, laici e moderati in cerca di un approdo comune.

Certo, neanche l’Udc ha questa autorevolezza, non per dimensioni del consenso, non per livello di democrazia interna, ma certo ha le caratteristiche per poter essere - con altri, anche con l’ex Pdl - azionista significativo di un processo di rassemblement che invece resta ancora lontano. Servirebbe un incontro fra Alfano e Casini e un generoso passo indietro di entrambi per favorire un processo più ampio. Queste primarie del Pdl, invece, salutate da più parti come la panacea, si riveleranno ben presto una sciagura per tutti. Non si capisce nemmeno chi sarà legittimato a votare, e se la base è il tesseramento del Pdl, esso - ricordo - ha destato non poche perplessità, tanto che in alcune aree, guarda caso ad alta incidenza criminale, Berlusconi ha notato, preoccupato, esserci più tessere che voti.