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DOPO BERLUSCONI/ Le primarie del Pdl regalano la vittoria a Grillo e al Pd

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Beppe Grillo (InfoPhoto)  Beppe Grillo (InfoPhoto)

Ora però è lui stesso ad aver lanciato queste primarie per metà dicembre, ma non si vede in giro tutto questo entusiasmo per concorrere a decidere il successore del Cavaliere alla guida di un partito senza più appeal popolare, per cui il rischio è solo di dar vita a una colossale resa dei conti interna, che allontanerà le persone meglio motivate ad entrare nella contesa. E se non ci sarà uno scatto in avanti, il risultato, deleterio, sarà la permanenza in campo di almeno due partiti divisi nell’area moderata, insieme a una nuova lista “per l’Italia” che potrebbe nascere, federata con l’Udc. O forse anche unita, dipenderà dalla legge elettorale.

E pensare che il nuovo programma del Ppe potrebbe costituire un’ottima base comune per tutta quest’area dispersa e divisa, ora che nel programma - dopo il congresso di Bucarest - sono state inserite a pieno titolo le radici cristiane e i valori simbolo dell’impegno dei cattolici, dalla vita alla famiglia. Un risultato che - onore al merito - va ascritto anche all’impegno silenzioso di esponenti italiani come Rocco Buttiglione e Mario Mauro che a pieno titolo potrebbero far parte di un nuovo progetto di Ppe italiano, che - nel solco del lavoro di Mario Monti - potrebbe essere un soggetto cardine della prossima legislatura, per il bene dell’Italia. A guardare da fuori le cose sembrerebbe un esito auspicabile e scontato, ma niente può esserlo davvero se le scelte passano attraverso un Parlamento reclutato dalle oligarchie di partito che non hanno certo voglia di progettare la loro uscita di scena per favorire processi nuovi.

In questo quadro gli uomini di buona volontà hanno solo il diritto/dovere di sperare contro ogni speranza. Tentando in tutti i modi di condizionare quelle oligarchie di partito che, invece di favorire questo semplice e lineare processo di riaggregazione, continuano a guardare i loro piccoli interessi, impedendo la nascita di uno strumento unitario nuovo - fresco e pulito - di impegno, che porterebbe tanti a mettersi in gioco con rinnovato entusiasmo. E dire che, con il delirio che si è impadronito della sinistra in questa vicenda delle primarie, di un Ppe italiano ancorato ai valori che hanno fatto grande l’Europa e l’Italia, questo nostro scalcagnato Paese avrebbe veramente bisogno.

Ci prova Mario Mauro a dare corpo a questa prospettiva. Il capogruppo del Pdl, da Strasburgo, rilancia il suo appello in nome del nuovo Ppe italiano “a Casini, Fini e a tutte le alte componenti del centrodestra, compreso Giannino e Italia Futura”. Con loro, nota Mauro, “non ci sono differenze di contenuti” e si può costruire insieme una “grande nave”. E dar vita a delle primarie “comuni”. Non solo, quindi, del Pdl.



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