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IL PALAZZO/ Urbani: il Pdl non sopravviverà ai "giochi" del Cavaliere

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Direi di no. Se il partito è nato per suo volere, non potrà fare altro che immaginarsi in continuità con lui.

E se Berlusconi lasciasse pure la politica e non si candidasse neppure in Senato?

E’ un’ipotesi alquanto inverosimile. A quel punto, il Pdl sarebbe destinato al disfacimento completo.  

Come valuta l’ipotesi di un nuovo governo Monti sostenuto dal Pdl?

Mi pare che Monti abbia già dato abbastanza al Paese, evitandoci il baratro. Ora, tocca alla politica agire. Mobilitanto, anzitutto, i rispettivi elettorati. Non mi pare il suo mestiere.

Eppure, Monti, la disponibilità ad essere nuovamente chiamato a fare il premier, l’ha data

Potrebbero essere i partiti ad accordarsi per chiedere tutti insieme di tornare a fare il presidente del Consiglio. Mi pare, tuttavia, che l’ipotesi stia venendo pian piano scartata da tutti gli schieramenti.

Il passo di Berlusconi potrebbe consentire all’Udc di tornare ad allearsi con il centrodestra?

Le intenzioni dell’Udc sono insondabili. In ogni caso, si tratterebbe di una minestra riscaldata. Il problema, oggi, non è quanto una formazione sia sbilanciata o meno al centro, ma di trovare una soluzione alla situazione delle nostre finanze. Tutto il resto è secondario.  

Le primarie del Pdl potrebbero produrre un leader vero?

Guardi, anzitutto, normalmente, si tratta di competizioni inficiate da un tale numero di regole assurde da renderne l’esito poco credibile. Posto che ci siano norme ragionevoli, molto dipenderà dai voti che prenderà il vincitore. Se lo scarto con il secondo arrivato sarà esiguo, si tratterà, evidentemente, di una vittoria di Pirro.

E se invece la vittoria sarà considerevole? Il nuovo leader del partito potrà non essere costretto a vivere nell’ombra di Berlusconi?

Anzitutto, dobbiamo pur sempre ricordare che le primarie incoronano il candidato al governo, non il governante. Detto ciò, chi dovesse risultarne vincitore potrebbe godere di una sua autonomia a due condizioni: dovrebbe avanzare una proposta seria e convincete per uscire dalla crisi; e disporre, al di là dell’esito delle primarie, di ”truppe” proprie. Ovvero, di moltissimi voti personali. 

 

(Paolo Nessi)

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